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venerdì 11 marzo 2016

Identità Golose 2016

foto di Brambilla Serrani
E anche quest'anno sono riuscita a fare un passaggio veloce a Identità Golose. Purtroppo davvero un passaggio perché l'influenza mi ha colpita e affondata (sono ancora a casa col naso colante!!!) e sono rimasta solo poche ore.
Appena arrivata, mi sono precipitata nella Sala Auditorium, ma lo chef Cracco aveva già fatto il tutto esaurito: merito del piccione?
Lo staff di Identità Golose ci ha cortesemente ricordato che avremmo potuto seguire gli interventi dalla comodissima sala stampa riservata a blogger e giornalisti. Io ho preferito aspettare, appena un'ora. Nel frattempo ho letto il programma e ho fantasticato sul tema di IG 2016: la forza della libertà. Per me la forza della libertà risiede nella conoscenza, nello studio, nella costanza. E avrei tanto da dire ma è arrivato il momento in cui il bel ragazzone in smoking ci butta dentro.
Ascolto così l'intervento dello chef Paolo Lopriore che ha presentato la sua "alta cucina conviviale", un nuovo modo di intendere  la sala e il servizio grazie anche ai curiosi strumenti di cottura (possiamo chiamarle pentole?) del designer Andrea Salvetti che permettono allo chef di portare la cucina direttamente sulla tavola degli avventori del suo prossimo ristorante. Da quello che ho capito, saranno i clienti stessi a prepararsi il pasto, e lo chef potrà concentrarsi sulle materie prime, senza lo stress dell'impiattamento. Mi piacerebbe un ristorante così? bisognerebbe far l'esperienza prima di pronunciarsi!
Applausi e premi per Lo Priore e Salvetti.
Applausi anche per la giovanissima e talentuosa Fabiana Scarica, chef del ristorante Villa Chiara - Orto e Cucina a Vico Equense (Na), che si aggiudica il premio "Vent'anni San Pellegrino". E si, quest'edizione più che mai è stata l'edizione delle donne, che in cucina, diciamocelo, non hanno mai avuto vita facile. Brava Fabiana! andrai di certo lontano!
E dopo uno chef emergente, è il turno di Bottura, o meglio, della sua voce che, fuori scena, accompagna i gesti di Takahiko Kondo e Davide Di Fabio che danno vita al piatto “A volte pernice, a volte germano... un po' bollito”. Lo chef supremo, con la voce a tratti tremante, ci parla di alcuni dei temi che più ha a cuore come memoria,  tradizione e innovazione. 

Nel suo intervento Bottura parla di creatività che definisce "un inciampo felice" e ricorda che "in una vita piena di obbligazioni dove perdi di vista lo scopo, i punti di riferimento, il segreto è riuscire a tenere un piccolo spazio aperto per la poesia e potercisi tuffare dentro e realizzare ciò che per i più è inimmaginabile". 
Dopo il discorsone, Bottura si manifesta e dopo aver ringraziato il suo staff, lo chef ricorda i grandi progetti sociali a cui sta lavorando dai tempi dell'Expo con il refettorio ambrosiano: anche a Bologna la mensa dell'Antoniano, che già a pranzo serve ogni giorno più di 130 pasti, aprirà anche alla sera, con la collaborazione dei colleghi dell'associazione Chef to Chef.
Bottura non si ferma e ha già in mente di replicare l'esperienza a Modena e persino in Brasile. Food for Soul si chiama il suo ambizioso progetto e cerca sponsor e volontari. Fatevi avanti. 
Tantissimi altri interventi interessanti in Auditorium, ma capisco che è tardi. E faccio un giro. A sentir parlare di cibo viene sempre un certo languorino: per fortuna mi imbatto nel bel carrettino  di Merenda Italiana, con lo street food d'autore stracolmo di arancini! 

Gli chef Pino Cuttaia e Luciano Tona dispensano risate e mezze arancine. Ma insomma! arancine o arancini? non lo scopriremo mai. E poi, davvero Chef ti sei portato le arancine nelle valigie? comunque buonissime, ma io ci mettevo un poco meno di zafferano :D

Ancora il tempo per un assaggio, anzi due: 
allo stand del Molino Quaglia Giorgio Damini  propone un cannolo con farina di segale farcito con un misto crudo di diaframma di manzo di razze diverse, ricotta di bufala, vaccina e pecora e pomodoro, capperi, olive. 
Fresco e sfizioso, ma non propriamente il mio genere.
Il panino con pastrami e salsa di fagioli neri e tahini mi ha invece davvero conquistata. La punta di petto di manzo marinata tre giorni in salamoia e successivamente cotta a bassa temperatura è morbida come burro. Delizioso!


Decido di passare le ultime ore di nuovo per conferenze.
La scelta è ardua. Ci sono diversi interventi in contemporanea. Opto per la pizza e mi ritrovo in Danimarca insieme a Christian Puglisi e il suo staff.

Lo chef Puglisi, classe '82, gestisce il ristorante Relæ e il  Bæst a Copenaghen. Puglisi ama prodursi le materie prime: si prepara il fiordilatte con latte danese e si prepara il suo salame con i maiali danesi. La sua pizza è strepitosa.

E' il turno di Lello Ravagnan della pizzeria veneta Grigoris che con un filo di voce ci ricorda che la libertà è cultura (giusto, chef!) e se non è condivisa è libertà sterile. Il suo staff ci prepara una pizza alle primizie con un cappero candito arrivato direttamente dalla Sicilia e un cannolo d'ispirazione assenziana (dal grande maestro Corrado Assenza) con baccalà sfilacciato e burrata, con un pomodorino confit al centro. Peccato non sia riuscita ad assaggiarlo, ma sarà presto in carta. E' la volta buona che visito Venezia.

E' già ora d'andare. Mi metto in cammino. L'anno prossimo cercherò di fare almeno due giorni. Uno è davvero troppo poco.
Arrivederci Milano. Ma quanta gente avete invitato quest'anno?

giovedì 28 gennaio 2016

Il viaggio di Marino

Che io ami Bologna ormai credo si sia capito, vero?
tra le cose che mi hanno stregata di questa città è la lungimiranza di alcuni uomini che la rendono grande nel mondo. Tra questi, bisogna annoverare Bruto Carpigiani, tecnico e progettista, considerato il padre di un’intera generazione di progettisti, di tecnici e di imprenditori del packaging bolognese. A lui si devono numerose innovazioni tecnologiche e prototipi, ma è ricordato sopratutto per il lavoro ad una nuova macchina gelatiera più igienica, rapida ed efficiente rispetto a quelle della concorrenza. Bruto morirà a soli 42 anni, quando "l'autogelatiera" è solo un prototipo. 
L’anno seguente il fratello Poerio fonda la Carpigiani che, a partire dagli anni ’60, con il diffondersi della cultura del gelato italiano nel mondo, si afferma come leader di mercato per la produzione di macchine per gelato artigianale “all’italiana", primato che ad oggi detiene.
Nel 2012 nasce la Fondazione Carpigiani per "diffondere nel mondo la cultura del gelato fresco, prodotto artigianale italiano fondato su una lunga ed illustre tradizione culinaria", come afferma Andrea Cocchi, Direttore Generale del Carpigiani Group e Fondatore della Fondazione Bruto e Poerio Carpigiani.
Sempre nel 2012 vede la luce il Gelato Museum Carpigiani, una struttura innovativa dedicata all'approfondimento, alla documentazione e alla trasmissione della storia, dei valori e della cultura del gelato artigianale. 
Ho visitato il museo in occasione del corso di food photography Selfie Dop, organizzato dalla Regione Emilia Romagna, e l'ho trovato davvero delizioso: attraverso un percorso guidato, si possono scoprire tante curiosità sulla storia del gelato, dalle origini ai giorni nostri.
Ci si trovano tantissimi oggetti del passato: la macchina per fare i coni, gli stampi del gelato, i carretti, le scatole dove conservare le cialde, e naturalmente gli uomini e le macchine che hanno portato questo goloso simbolo italiano nel mondo. Di realtà così ce ne vorrebbero di più, non solo a Bologna!
E a proposito di gelato vi regalo una vera chicca, che stupirà il vostro palato. A me ha particolarmente colpito perché la ricetta risulta davvero bilanciata seppure presenti tantissimi contrasti: il freddo e il caldo, il dolce e il salato, la croccantezza e la morbidezza, tutto insieme per un antipasto eccezionale. 
La ricetta è del mio compagno di corso Fabio Matarrese, un vero e proprio appassionato di gelato, in particolare di gelato gastronomico. Con lui mi si è aperto un mondo.

Ed ecco il suo viaggio di Marino: cuore fondente di Parmigiano Reggiano DOP, croccante di Prosciutto crudo di Parma DOP e gelato al Fungo porcino di Borgotaro IGP di Fabio Matarrese

Ricetta per 4 persone
Ingredienti:

per il tortino al Parmigiano Reggiano DOP:
-per la massa di base:
  • 1 uovo intero
  • 12 g di albume
  • 130 g di yogurt
  • 34 g di Parmigiano Reggiano DOP
  • 2 g di sale
  • 6 g di zucchero
  • 6 g di baking
  • 40 g di farina
  • 10 g di latte in polvere
  • 30 g di burro ammorbidito
  • Ø 15 g di inulina
- per il ripieno:
  • 100 g di mascarpone
  • 26 g di Parmigiano Reggiano DOP
  • 1 tuorlo d'uovo
per il gelato al Fungo porcino di Borgotaro IGP:
  • 500 g di latte fresco intero
  • 25 g di latte magro in polvere
  • 100 g di panna fresca pastorizzata (35% massa grassa)
  • 110 g di zucchero semolato
  • 30 g di destrosio
  • 2 g di farina di semi di carrube
  • 150 g di Funghi porcini di Borgotaro
inoltre:
  • 4 fette di Prosciutto Crudo di Parma DOP
  • Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP q.b.
Procedimento:
prepariamo il gelato. Teniamo una piccola parte di zucchero e mescoliamo con la farina di semi di carrube. A parte, mescoliamo lo zucchero restante, il destrosio e il latte in polvere. 
In una casseruola portiamo il latte a 50 °C, rimuoviamo dal fuoco e versiamo gli ingredienti secchi (tranne lo zucchero con la farina di semi di carrube), stemperandoli con una frusta. Rimettiamo la casseruola sul fuoco e portiamo il composto a 85 °C. Con un termometro manteniamo questa temperatura per circa 5 minuti e poi togliamo dal fuoco. Incorporiamo e mescoliamo la farina di semi di carrube e lo zucchero messi da parte. Raffreddiamo tutto rapidamente, immergendo la casseruola in una bacinella contenente acqua e ghiaccio. Aggiungiamo la panna fresca, mescolando bene. Trasferiamo la preparazione in frigorifero, copriamo la superficie con pellicola alimentare e lasciamo maturare per 12 ore. Versiamo nella gelatiera e mantechiamo per 45-50 minuti. Infine mettiamo il gelato in freezer per qualche ora prima di servirlo.
Prepariamo il croccante di prosciutto: su una teglia stendiamo le fette tra due fogli di carta forno, pressate da un'altra teglia. Inforniamo in forno preriscaldato a 80°C per 20-30 minuti circa. Facciamo raffreddare prima di sminuzzare con il coltello.
Prepariamo i tortini: uniamo tutti gli ingredienti tranne l'inulina e il burro. Mescoliamo con la frusta. Aggiungiamo poi l'inulina e per ultimo il burro ammorbidito. A parte lavoriamo gli ingredienti del ripieno. Riempiamo fino a metà gli stampi dei tortini (con diametro di 6 cm) con la massa di base, poi disponiamo­­ al centro il ripieno e infine riempiamo nuovamente a coprire con la massa iniziale. Cuociamo in forno ventilato a 170° C per 7 minuti (variamo di +/- 1 minuto la cottura se si usano stampi più grandi o più piccoli). A fine cottura apriamo il forno e far raffreddare all'interno per 30 secondi prima di tirarli fuori.

Servizio:
su un piatto rettangolare, disponiamo il tortino, il prosciutto croccante e il gelato e guarniamo a piacere con Aceto Balsamico tradizionale di Modena DOP.

Abbinamento consigliato: 
Lambrusco rosé di Modena spumante DOC metodo classico - Cantina della Volta

venerdì 22 gennaio 2016

Tortelli alla lavanda ripieni di Parmigiano Reggiano DOP in crema di zucca e Cipolla di Medicina e polvere di olive nere


A Bologna non si fa altro che parlare di Tortellini ultimamente. Merito e colpa della ristoassociazione Tour-Tlen, che gli dedica una bellissima festa per il santo Patrono, il 4 ottobre e che riscuote sempre più consensi dalla cittadinanza (ed ire dei conservatori del tortellino, quelli che il tortellino solo a Natale, in brodo di cappone, con il ripieno... crudo o cotto?).
Una ritrovata attenzione per il proprio patrimonio gastronomico ha fatto sì che sempre più Bologna venga consacrata città del cibo. Ovviamente i gastronomi della Romagna non stanno certo a guardare. Nasce così l'Accademia de Caplèt, che rivendica la superiorità dei cappelletti sui tortellini e che sfiderà l'associazione questa domenica, a conclusione del primo festival dei sapori, di cui vi ho parlato nel precedente post. Io, che sono siciliana, trovo che siano due magnifici prodotti e gli assegno un pari merito e ho preso spunto per preparare questa pasta con un ripieno ormai consolidato, divertendomi a provare le due chiusure. Sono entrambe piuttosto fotogeniche, non trovate?




Ricetta per 5 persone                                                                                         
Ingredienti:

Ø  pasta all'uovo preparata con 200 g di farina e 2 uova
Ø  un cucchiaino raso di fiori di lavanda
Ø  200 g di Parmigiano Reggiano DOP 24 mesi
Ø  200 g di panna fresca liquida
Ø  400 g di  Cipolla di Medicina
Ø  400 g di zucca già pulita
Ø olio extravergine d'oliva delle Colline di Romagna DOP q.b.
Ø  30 g di burro
Ø  brodo vegetale q.b.
Ø    20 g di polvere di olive nere
Procedimento:
prepariamo la sfoglia mettendo tutta la farina sulla spianatoia. Facciamo un buco al centro dove verseremo le uova e i fiori di lavanda precedentemente sminuzzati. Mescoliamo con i rebbi di una forchetta e cominciamo a lavorare l'impasto fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea. Lasciamo riposare la sfoglia per circa trenta minuti coperta da pellicola.
Prepariamo il ripieno dei tortelli: scaldiamo la panna fino a raggiungere gli 85° C. Spegniamo e aggiungiamo il Parmigiano Reggiano DOP grattugiato. Mescoliamo e lasciamo raffreddare.
Prepariamo la crema di zucca e cipolla di Medicina: peliamo e affettiamo la cipolla sottile. Mettiamola a stufare in una casseruola con il burro e dieci grammi di olio extravergine d'oliva delle Colline di Romagna DOP. Nel frattempo, tagliamo a dadini la zucca, aggiungiamola alla cipolla insieme a un mestolo di brodo vegetale e regoliamo di sale. Lasciamo cuocere fino a che le verdure non saranno morbide. Frulliamo il tutto fino ad ottenere una purea densa. Teniamo in caldo.
Tiriamo la sfoglia sottile con il mattarello e con una rondella ricaviamo dei dischetti di sfoglia di circa sei cm (usiamo un coppapasta circolare se vogliamo fare i cappelletti). Mettiamo il ripieno di panna e Parmigiano in una tasca da pasticcere e disponiamo sui dischetti un ciuffetto di ripieno. Richiudiamo il quadratino lungo la diagonale, ottenendo un triangolino (per i cappelletti sarà una mezzaluna). Facciamo aderire bene i bordi schiacciando con le dita. Afferriamo le due estremità del triangolino e, aiutandoci con il mignolo, congiungiamole dando la classica forma di tortello.


Servizio:
cuociamo i tortelli in abbondante acqua salata, versiamo la crema di zucca e cipolla in un piatto fondo e adagiamo su di essa i tortelli.
Completiamo con polvere di olive nere che prepareremo in anticipo facendo prima disidratare le olive in forno per 2 ore a 100 ° C e 1 ora a 60° C e poi frullandole con un macinaspezie.

style="background-color: transparent; box-sizing: border-box; color: #2e6d9d; cursor: pointer; text-decoration: none; „Accademia de Caplè





Ricetta per 5 persone                                                                                         
Ingredienti:

Ø  pasta all'uovo preparata con 200 g di farina e 2 uova
Ø  un cucchiaino raso di fiori di lavanda
Ø  200 g di Parmigiano Reggiano DOP 24 mesi
Ø  200 g di panna fresca liquida
Ø  400 g di  Cipolla di Medicina
Ø  400 g di zucca già pulita
Ø olio extravergine d'oliva delle Colline di Romagna DOP q.b.
Ø  30 g di burro
Ø  brodo vegetale q.b.
Ø    20 g di polvere di olive nere
Procedimento:
prepariamo la sfoglia mettendo tutta la farina sulla spianatoia. Facciamo un buco al centro dove verseremo le uova e i fiori di lavanda precedentemente sminuzzati. Mescoliamo con i rebbi di una forchetta e cominciamo a lavorare l'impasto fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea. Lasciamo riposare la sfoglia per circa trenta minuti coperta da pellicola.
Prepariamo il ripieno dei tortelli: scaldiamo la panna fino a raggiungere gli 85° C. Spegniamo e aggiungiamo il Parmigiano Reggiano DOP grattugiato. Mescoliamo e lasciamo raffreddare.
Prepariamo la crema di zucca e cipolla di Medicina: peliamo e affettiamo la cipolla sottile. Mettiamola a stufare in una casseruola con il burro e dieci grammi di olio extravergine d'oliva delle Colline di Romagna DOP. Nel frattempo, tagliamo a dadini la zucca, aggiungiamola alla cipolla insieme a un mestolo di brodo vegetale e regoliamo di sale. Lasciamo cuocere fino a che le verdure non saranno morbide. Frulliamo il tutto fino ad ottenere una purea densa. Teniamo in caldo.
Tiriamo la sfoglia sottile con il mattarello e con una rondella ricaviamo dei dischetti di sfoglia di circa sei cm (usiamo un coppapasta circolare se vogliamo fare i cappelletti). Mettiamo il ripieno di panna e Parmigiano in una tasca da pasticcere e disponiamo sui dischetti un ciuffetto di ripieno. Richiudiamo il quadratino lungo la diagonale, ottenendo un triangolino (per i cappelletti sarà una mezzaluna). Facciamo aderire bene i bordi schiacciando con le dita. Afferriamo le due estremità del triangolino e, aiutandoci con il mignolo, congiungiamole dando la classica forma di tortello.


Servizio:
cuociamo i tortelli in abbondante acqua salata, versiamo la crema di zucca e cipolla in un piatto fondo e adagiamo su di essa i tortelli.

Completiamo con polvere di olive nere che prepareremo in anticipo facendo prima disidratare le olive in forno per 2 ore a 100 ° C e 1 ora a 60° C e poi frullandole con un macinaspezie.

mercoledì 20 gennaio 2016

Cibò. So Good! Prima edizione del Festival dei sapori di Bologna


Bologna freme in attesa di avere delle risposte e gli appassionati di buon cibo aspettano impazienti l'apertura del festival dei sapori tipici del territorio, il 22 Gennaio a Palazzo Re Enzo e nel frattempo si interrogano: 
come sarà farcito il panino del tifoso rossoblu? ma che davvero sarà rosso e blu? può non esserci la mortadella IGP? e poi? 
E chi vincerà la sfida tra foodblogger? Neria con i suoi Gnochetti di Patate di Bologna DOP e castagne con crema di Parmigiano Reggiano DOP e Cipolle di Medicina croccanti? o Pamela con i suoi ravioli Mortadella di Bologna IGP, Pera di Romagna IGP e Parmigiano Reggiano IGP? o sarà la tartelletta di Frolla al Bergamotto con Mousse al Parmigiano Reggiano DOP con salsa di Pere di Romagna al timo e caramello di Marco ad aggiudicarsi il paniere di prodotti tipici messo in palio dagli sponsor?
E le lasagne Goccia d'Oro, tra i primi piatti che verranno serviti al ristorante dove si alterneranno i mirabolanti cuochi dell'Associazione Tour Tlen, saranno come quelle dei fratelli Zurla del mitico Ristorante Pappagallo o verranno rivisitate?

A proposito di Tour-Tlen, chi vincerà la disfida tra tortellini e cappelletti del 24 sera? Francesco Carboni, Vincenzo Vottero, Dario Picchiotti, Claudio Sordi dell'associazione Tour-Tlen sono pronti con i loro mestoli a sfidare i cappelletti di Riccardo Agostini, Ombretta Farneti, Alberto Faccani e le Mariette di Casa Artusi dell’associazione Caplèt! Io non posso che fare il tifo per questi ragazzi quaggiù!

Che vinca il migliore! Io speravo di essere tra la giuria di qualità, considerato il duro allenamento al quale mi sono sottoposta negli ultimi mesi, ma non ce l'ho fatta :P

Questo e tanto tanto altro in programma dal 22 al 24 Gennaio al primo festival dei sapori di Bologna, a cura del gruppo Atomix: ci saranno inoltre degustazioni per tutti i gusti e laboratori di cucina, dimostrativi e pratici, per grandi e piccini. Io spero di essere con la creatura ad uno dei laboratori organizzati dal Gelato Museum Carpigiani! 
Tra i tanti eventi, vi segnalo infine l'intervento sul Calendario del Cibo Italiano a cura dell'Associazione Italiana Food Blogger il 23 alle 16 e a seguire la presentazione del libro "Cucina di Frontiera", della regina del Tortellino Lucia Antonelli, della guida gastronomica per italiani e english speakers "Bologna, la città golosa" e "Presepi di Gusto" di Marilena Lelli, Un viaggio tra i presepi più suggestivi d'Italia alla scoperta di luoghi ricchi di storia, tradizioni e piatti della cucina popolare.
Per informazioni dettagliate, vi rimando al sito di Cibò so Good: sarà un weekend all'insegna del gusto davvero da non perdere! Ci vediamo lì? 

martedì 1 dicembre 2015

tortine alla crema con pere volpine al Sangiovese di Romagna

Pausa d'autunno di Antonio Falzetti
Questa mattina mi sono svegliata alle cinque. Forse il mio orologio biologico è ancora sballato dagli anni insonni che mi sono fatta per merito della creatura. Forse sto invecchiando e 5 ore di sonno a notte sono sufficienti. Forse sono emozionata perché oggi riceverò il diploma di Tecnico delle produzioni tipiche e della tradizione enogastronomica del territorio. Si, credo sia per questo che ho dormito così poco. Sfoggerò per l'ultima volta quella orribile divisa blu con la cravatta e mi divertirò un sacco in compagnia dei miei compagni di corso. 
Oggi alcuni di noi cucineranno per 60 persone! io, con la scusa che faccio foto, mi sono defilata; lascio volentieri la mia ricetta nelle mani di un vero cuoco!
tra i piatti che degusteremo, questo buonissimo dolce di Antonio Falzetti, uno dei miei compagni di corso preferiti: fotografo, insegnante, grandissimo cuoco e intenditore di vini, pieno di charme e savoir faire.

Vi consiglio davvero di prepararlo per un'occasione importante. Un dolcino delizioso!

Ricetta per quattro persone
Ingredienti:

Ø  16 pere volpine
Ø  2 l Sangiovese di Romagna DOC
Ø  cannella e chiodi di garofano q.b.
Ø  200 g di zucchero di canna

per la crema pasticcera:

Ø  350 ml di latte
Ø  35 g di farina 00
Ø  150 g di zucchero
Ø  un baccello di vaniglia
Ø  un uovo intero e un tuorlo

per la pasta frolla:

Ø  135 g di farina di farro biologica macinata a pietra
Ø  70 g cacao amaro
Ø  70 g noci, nocciole e mandorle macinate
Ø  40 g di uova intere
Ø  100 gr di burro
Ø  70 gr di zucchero di canna
Ø  6 g di lievito chimico per dolci
Ø  pinoli q.b.

Procedimento:
mettiamo le pere in una casseruola, aggiungiamo un litro di Sangiovese, lo zucchero e le spezie e facciamo bollire coprendo le pere con carta da forno per una cottura uniforme, aggiungendo il vino via via che si raddensa e cuociamo per un'ora circa.
Prepariamo la pasta frolla: impastiamo prima il burro freddo con la farina di farro,  poi aggiungiamo zucchero, lievito e uova, poi la frutta secca macinata e impastiamo, schiacciamo fra due fogli di carta da forno e mettiamo in frigo per un ora.
Prepariamo la crema pasticcera:  scaldiamo il latte e aggiungiamo i semi di vaniglia, montiamo le uova con lo zucchero e la farina e aggiungiamo il latte a filo, sempre mescolando. Portiamo a bollore e mescoliamo ancora per 5 minuti fino a cottura e densità voluta.
Prepariamo i tortini: togliamo la pasta frolla dal frigo, stiriamola fino a uno spessore di 3 mm e poi tagliamo in 4 pezzi con i quali rivestiremo l'interno delle formine che riempiremo con fagioli per non fare alzare la base del tortino.
Preriscaldiamo il forno a 170° C e cuociamo per  circa 5 minuti, poi togliamo dal forno e aggiungiamo la crema con una tasca da pasticciere e un po' di pinoli. Rimettiamo in forno fino a cottura ultimata (circa 10 minuti).

Servizio:
impiattiamo una tartina con due pere e decoriamo con la salsa di vino rimasta dalla cottura delle pere.

Abbinamento consigliato:

Passito dei Malatesti - Le Rocche Malatestiane

lunedì 16 novembre 2015

Considerazioni sparse post raduno AIFB 2015

Sono da poco tornata a casa dal bellissimo raduno dell'Associazione Italiana Food Blogger dal quale faccio parte con entusiasmo praticamente dalla sua nascita e sto ancora riordinando idee e emozioni ma sentivo l'esigenza di fissare i punti salienti di cui abbiamo discusso.
Alessandra Gennaro, consigliere AIFB e Anna Maria Pellegrino, presidente AIFB aprono i lavori
Con i nostri relatori di eccezione, abbiamo parlato dell'importanza di tornare a discutere di cibo in maniera concreta, senza spettacolarizzazioni e effetti speciali, come ha tenuto a sottolineare Paolo Petroni, presidente dell'Accademia Italiana della Cucina.

Paolo Petroni, Alessandra Gennaro, Anna Maria Pellegrino, Sara Bardelli
Si è parlato anche della necessità di dare voce ai cuochi veri, quelli che passano le giornate nelle loro cucine ed è stato suggellato un protocollo d'intesa con la Federazione Italiana Cuochi che mi riempie di orgoglio e con la quale faremo cose straordinarie.
Anna Maria Pellegrino e Rocco Pozzulo,  presidente della Federazione Italiana Cuochi

Mi sono immediatamente ritrovata tra gli scopi dell'AIFB che quest'anno si manifestano in un importante progetto, il Calendario del Cibo Italiano, un progetto che ci accompagnerà per tutto il 2016 e che ci permetterà di conoscere ed approfondire i  piatti del nostro paese e molto altro, sotto il segno delle tre T della cucina italiana: tradizione, testimonianza, territorio. 
Parliamo di prodotti, terra e agricoltura con Sergio Rossi e Pasquale di Lena,
esperti di gastronomia e territorio e scrittori 
Sarà certamente una bella sfida, considerata la ricchezza del nostro panorama enogastronomico, che da Nord a Sud si differenzia per mille ragioni storico-culturali e si unisce sotto un unica bandiera di cui si può essere solo fieri. Mai come adesso è importante ribadire come ciò che mangiamo è frutto di incontri e di influenze con il mondo intero ed è d'obbligo essere riconoscenti a tutti i popoli che hanno reso grande la nostra cucina. 
Alessandra Guigoni, antropologa e editorialista, e il cibo della festa nel calendario rituale italiano
Grazie a questo bellissimo viaggio avremo l'occasione di prendere consapevolezza del fatto che noi italiani siamo il frutto di diverse culture perché essere "testimoni del cibo è essere testimoni di civiltà" (cit. Alessandra Gennaro): forse mangiare felafel non è simbolo di apertura o esempio di multiculturalità, ma bisogna ammettere che è stata davvero una fortuna che ad un certo punto nella storia il popolo italico ha reso proprie usanze e materie prime provenienti da terre lontane adattandole ai propri costumi: cosa sarebbe la nostra gastronomia senza il riso, la polenta, la pasta essiccata, il pomodoro o la patata? 
Ci tengo molto a fare chiarezza su questo punto, altrimenti ci finisce come i leghisti, che denigrano un prodotto della nostra tradizione gastronomica culturale siciliana di importazione araba a favore di un prodotto di derivazione americana, portata in Europa da Colombo e usata inizialmente come pianta ornamentale, poi come foraggio per le bestie e infine come piatto destinato all'alimentazione dell'uomo di razza italica del nord. D'altronde, le tradizioni si costruiscono, non sono qualcosa di statico e immutabile, come ribadisce Danilo Gasparini, insegnante di Storia dell'Agricoltura e Storia dell'alimentazione all'Università di Padova.
Danilo Gasparini e la tradizione come processo culturale
Allo stesso modo, le tradizioni religiose, pagane e cristiane, hanno giocato un ruolo fondamentale nelle nostre abitudini alimentari e nella diffusione di certi prodotti che consumiamo tutt'oggi in determinati periodi dell'anno: la cuccìa per S. Lucia, le lenticchie beneaugurali a Capodanno, il vasto repertorio dei "dolci dei morti" per il due novembre, la colomba a Pasqua e così via.
Laura Fenelli, storica dell’Arte al Kunsthistorisches Institut di Firenze e l'affascinante storia di S.Antonio Abate
Il Calendario del Cibo Italiano sarà tutto questo e molto altro e sicuramente renderà interessanti e golose tutte le giornate del prossimo anno e spero serva a far comprendere che l'Italia è meravigliosa in ogni regione, ognuna con le proprie ricchezze ed eccellenze gastronomiche.

Altre foto del raduno sulla mia pagina Facebook












domenica 8 novembre 2015

I tortelli di zucca come Ivan Poletti insegna


L'anno scolastico 2015/2016 del Club des Pirottines, la scuola di cucina partecipativa, gratuita e aperta a tutti fondata dalla vulcanica Benedetta Bebe Cucci, è stato inaugurato con il grande Ivan Poletti, cuoco della Cantina Bentivoglio, uno dei locali più interessanti di Bologna, per gli amanti del jazz e della buona cucina tradizionale. 


Questa volta ci siamo ritrovate nella cucina di We_Bologna, un ostello/studentato di fresca inaugurazione in via De' Carracci; questo è uno di quei luoghi che non si sa come potessero non esserci già in una città universitaria e multiculturale come Bologna e che in realtà dà l'impressione di essere lì da sempre. Dove vivevano prima tutte quelle persone? Davvero la struttura è aperta solo da due mesi? incredibile!

Io sono affascinata dalle vecchie costruzioni edili che tornano a nuova vita ma sopratutto ritengo che in un'epoca di grandi problemi sociali e ambientali meriti un grande plauso ogni intervento di recupero urbano.
Ma torniamo in cucina: le fortunate pirottine che sono riuscite ad aggiudicarsi un posto al tagliere, hanno potuto realizzare non una, ma ben tre ricette! io vi riporto il piatto che più mi è piaciuto, i Tortelli di zucca realizzati insieme alla cuoca e sfoglina professionista Chiara Nicoli.

Ingredienti per circa 40-50 tortelli:

per la sfoglia:
  • 250 g di farina
  • 50 g di semola
  • 3 uova
per il ripieno:
  • 700 g di zucca
  • 250 g di Parmigiano Reggiano DOP 24 mesi
  • pepe q.b.
per il condimento:
  • burro, tanto burro
  • Amaretto di Saronno (opzionale)
  • Formaggio di Fossa DOP q.b.
Procedimento:
laviamo e tagliamo la zucca a pezzi grossi e cuociamo in forno per 180° C fino a quando non è si ammorbidita. Possiamo anche togliere al buccia alla zucca prima di infornarla, ma io che ho coltelli da massaia, preferisco infornare la zucca con tutta la buccia (dopo averla accuratamente lavata) e poi la elimino una volta cotta. 
Mettiamo la polpa della zucca ancora calda, priva di semi e filamenti, in uno strofinaccio e strizziamo per bene per eliminare tutta l'acqua. 
Trasferiamo in una ciotola e aggiungiamo il Parmigiano e il  pepe.
Prepariamo la sfoglia: versiamo la farina al centro del tagliere, tenendone da parte un pugnetto: a seconda della grandezza delle uova, potrebbe non servire.
Facciamo un buco in centro e versiamo le uova mescolandole con i rebbi di una forchetta. Lavoriamo la sfoglia fino ad ottenere un impasto sodo e liscio.
Lasciamo riposare la sfoglia coperta da pellicola per una ventina di minuti.

Dotiamoci di un bel mattarello e un tagliere grande grande e tiriamo la sfoglia. Tagliamo la sfoglia in quadrati di circa 6 cm e disponiamo al centro un cucchiaio di ripieno. Richiudiamo a mo' di tortello (prima sovrapponiamo i due lati a formare un triangolo, poi richiudiamo i due lembi di pasta.
Cuociamo i tortelli in abbondante acqua salata e in una padella facciamo sciogliere abbondante burro con un po' di acqua di cottura, aggiungere i tortelli e una spruzzata di Amaretto di Saronno. Impiattare e finire il piatto con il formaggio di fossa a scaglie.
Fatene in abbondanza. Spariranno!
Noi li abbiamo mangiati in abbinamento agli eccezionali vini della cantina Palazzona di Maggio; io ho trovato strepitoso il loro Sangiovese di Romagna Ulziano
Un ringraziamento speciale a Carmen: senza i suoi appunti, non avreste questa ricetta :D


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