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martedì 22 agosto 2017

Pasta fredda pomodorini e lenticchie


Ogni volta che in estate nomino la parola legumi con i miei conoscenti vedo sempre facce perplesse.
Ma che davvero è così bizzarro mangiare legumi durante i mesi caldi? non dimentichiamolo: i legumi sono alla base della piramide alimentare tutto l'anno: fanno bene, sono economici, ecosostenibili e sopratutto...buoni, anzi, buonissimi! non solo nelle zuppe, ma anche nelle insalate e per fare dei primi piatti freddi. Altro che insalata di riso!
Insomma, se anche voi siete di quelli: "oddio, legumi d'estate?", provate questa facilissima ricetta e vi ricrederete!

Ingredienti per 4 persone:
  • 300 g di pasta corta (farfalle, mezze maniche, pennette, gnocchetti sardi)
  • 120 g di lenticchie secche o un barattolo da 400 g di lenticchie già pronte
  • 8 pomodorini o 2 pomodori rossi
  • sale, basilico, aglio e olio q.b.
  • peperoncino, volendo
Procedimento:
sciacquate le lenticchie per eliminare eventuali impurità. Io preferisco lenticchie piccole, tipo quelle di IGP di Castelluccio di Norcia. Mettete le lenticchie in ammollo per un paio d'ore: avendo la buccia sottile, non necessitano di tante ore di ammollo. Scolate e cuocete le lenticchie in abbondante acqua, insieme ad un pizzico di sale per circa 30 minuti. Se utilizzate le lenticchie in scatola, scolate e sciacquate.
Una volta pronte le lenticchie, fate soffriggere uno spicchio o due di aglio in un tegame, eventualmente un pezzetto di peperoncino. Aggiungete il pomodoro tagliato a cubetti/fettine e le lenticchie prive del liquido di cottura (o di conservazione), lasciate insaporire per un paio di minuti e frullatene una metà, con un po' d'acqua,
Nel frattempo preparate la pasta (avete letto del metodo di cottura suggerito da Bressanini? bolle l'acqua, ci calate la pasta, aggiungete sale, mettete il coperchio, spegnete il fuoco e attendete il tempo di cottura indicato, più un minuto - se saltate la pasta, io quel minuto lo eviterei-).
Scolata la pasta, saltatela in padella con le lenticchie e aggiungete infine una manciata di foglie di basilico sminuzzate.
Servite: calde, tiepide o fredde. E poi fatemi sapere!

giovedì 27 ottobre 2016

Il macco di fave


Oggi è la Giornata Nazionale del Macco con le fave, celebrata oggi dal Calendario del Cibo Italiano. la cui ambasciatrice è Stephanie.
Il macco di fave o meglio, Màccu di favi, è un piatto tipico siciliano inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T).
Un piatto antichissimo, consumato dai nostri contadini, in Sicilia e in tante altre zone del Sud Italia a base della "carne dei poveri", le fave.
Io da piccola non lo mangiavo.
Non ero una verdurara come la creatura (che culo) e ora invece lo apprezzo tantissimo anche se preferisco quando me lo cucinano. A dir la verità, in questo periodo preferisco qualsiasi cosa mi cucinino gli altri. Ma non divaghiamo.
Poiché è un piatto che non faccio spesso (va bene. Mai. Non l'ho fatto mai), come ogni foodbloggha seria che si rispetti mi sono affidata a fonti bibliografiche attendibili: l'internet. E ho fatto una interessante scoperta che merita sicuramente maggiore approfondimento,
Devo ringraziare questa giornata nazionale perché non solo ho superato la diffidenza verso questo piatto semplicissimo e gustoso, ma mi ha permesso di ritrovare un piatto perduto, u pitirri.
U pitirri è un piatto antico e il nome sembra essere legato ad una delle attività lavorative più rappresentative della Sicilia di un tempo: secondo Giovanni Ruffino, docente di Linguistica italiana, linguista, glottologo e dialettologo, per pitirri s’intende uno stato dello zolfo, quando si trova mescolato insieme ad altro materiale. Proprio così si mangia u pitirri, una pasta di farina di semola simile al cous cous, mescolata e cotta insieme alle verdure. Si può mangiare come zuppa, o fatto rapprendere, si taglia a pezzetti e si frigge. Le verdure usate per questa minestra Isono le più svariate, in prima linea il finocchietto, che io proprio non amo, ma a Sutera, paese dell'entroterra siciliano dove i miei sono nati e cresciuti prima di emigrare, si mangia anche con il macco di fave. Ho fatto una piccola ricerca chiedendo intanto a mio papà, 80 anni e un po', che mi ha raccontato di averla mangiata quand'era "più giovane", ma di non ricordare come fosse fatta. Mi è bastato un giro tra i parenti rimasti a Sutera, per scoprirne di più. Per fare u pitirru occorre impastare acqua e farina di semola di grano duro, si passa l'impasto ottenuto attraverso un setaccio dalle maglie larghe, i "granelli di pasta" ottenuti si fanno seccare due, tre giorni e sono pronti per essere utilizzati. Purtroppo avrei voluto tanto provare a preparare questa pasta,  ma non ho trovato un setaccio con le maglie abbastanza larghe. Ho così fatto ricorso alla pasta industriale, quella che meglio si avvicinava e mi sono arricriata! e da oggi credo che u maccu lo mangerò più spesso!

Ingredienti per 3 persone:

  • 400 g di fave secche
  • 200 g di pitirru  o pasta di piccole dimensioni
  • una cipolla
  • olio extravergine di oliva q.b.
  • sale q.b. e pepe a piacimento

Procedimento:
Lasciamo le fave secche in acqua fredda per una notte. Il mattino dopo, togliamo la pellicina dalle fave (ottimo antistress!).
Tagliamo la cipolla e soffriggiamo con poco olio. Aggiungiamo le fave e abbondante acqua (l'acqua deve superare le fave almeno di due dita), cuociamo a fiamma dolce, per un paio d’ore e rimestiamo di tanto in tanto schiacciando le fave con un cucchiaio di legno.
A fine cottura ci troveremo una purea che va aggiustata di sale: è il punto di aggiungere la pasta (e un pochino d'acqua, se occorre).
Impiattiamo e condiamo con un filo d'olio, una girata di pepe, se ci piace.
Serviamo!

venerdì 11 dicembre 2015

Gnocchi tricolore in vortice di sapore

Ok, no. Questa ricetta non è per niente in linea con quello che vi ho detto nel precedente post, che il tempo corre veloce e voglio cercare di dedicare più tempo con la creatura, detta anche mostro, perché quello è. 
E lo so che è normale che i bimbi piangano, facciano i capricci, rompano le palle, insomma, e non solo quelle dell'albero di Natale, ma porcapupazza, come può un coso di quattro anni svegliarsi all'alba e piangere: perché c'è troppa luce, perché ce n'è poca, perché il muffin non è di suo gradimento e vorrebbe un peperone (si, lui è tedesco proprio, inspiegabilmente), perché no mamma, non è vero, io ho scritto Spiderman sul foglio, sei tu che non sai leggere e così via fino a che non l'ho mollato a scuola con una smorfia di sorriso e una serie di brutti pensieri che, evviva, mi fanno sentire una pessima madre. 
Una mattina cominciata yeah insomma. Le quattro uova che ho spiaccicato sul pavimento alle 6.30 del mattina erano un presagio.
Ma c'è solo un ampio margine di miglioramento e stasera, quando tornerò a casa, so già che troverò il mostro che mi chiederà se sono ancora arrabbiata e io non lo sarò, piuttosto mi sentirò una merdina a lasciarmi sopraffare dall'umore di un nano.
Ma tant'è.
Insomma, viva le ricette veloci, ma ogni tanto mi piace entrare in cucina per il gusto di sporcare trecento pentole per un piatto fighissimo che in 3 minuti è già bello e mangiato. Soddisfazioni! Certo, non è un piatto che preparerò oggi, considerato che mi si è rotta la lavatrice settimana scorsa. Cosa c'entra? durante la non poco dolorosa sostituzione dell'elettrodomestico, il tecnico ha dato il colpo di grazia ad un tubo che stava attaccato al sifone per inerzia, che appena sfiorato s'è maciullato: attualmente mi ritrovo una lavatrice bellissima che, considerato il costo, spero mi faccia anche i vestiti nuovi e un massaggio al collo, una catasta di panni da lavare, un lavandino inutilizzabile. Lo so, Saturno contro, vero?
Ma tormiamo alla ricetta realizzata dal mitico Anthony Guerrera, compagno di corso divertente, intelligente ed estremamente curioso. La sua più grande qualità? non avere limiti mentali. Tutto è possibile e sono certa che il ragazzo riuscirà a realizzare tutti i suoi progetti, anche i più ambiziosi.
Anthony ha svolto il tirocinio all'Antica Corte Pallavicina, guadagnando la totale fiducia di Massimo Spigaroli che lo vorrebbe nella sua squadra, ma chissà! 
Il sogno di Anthony è quello di rimodernare l'azienda di famiglia, a Pernocari (Vibo Valentia), che negli ultimi due anni è passata da agricola ad agrituristica,  e che presto verrà dotata di camere e... tanto altro.
Gli auguro tantissimi in bocca al lupo, ma lui davvero, non ne ha bisogno!
Ed ecco la ricetta, un piatto in cui Anthony ha voluto riunire l'Italia intera, partendo dalla sua amata terra fino ad arrivare in Emilia, dove ha trovato di sicuro fonte d'ispirazione e la giusta formazione per fare grandi cose.

Ricetta per 4 persone

Ingredienti:
  • 300 g di Patate di Budrio 
  • 150 g Farina “00” 
  • un tuorlo d'uovo 
  • sale, pepe, noce moscata q.b. 
  • 300 g Parmigiano Reggiano DOP 24 mesi 
  • 80 g salsa di pomodoro di Pachino IGP 
  • 1 cipolla media di Tropea IGP 
  • 20 g N'duja di Spilinga 
  • 50 ml di olio extravergine di oliva Brisighella DOP 
  • 250 g di broccoli romani 
  • 150 g di panna 
  • 300 g di spinaci 
  • 1 rapa rossa 
Procedimento:
laviamo le patate e mettiamole a bollire in abbondante acqua salata fino a quando saranno cotte. Scoliamole e schiacciamole e lasciamole raffreddare. Incorporiamo poi farina, uova, noce moscata, sale, pepe e 50 g di Parmigiano, fino ad ottenere un impasto uniforme. 
Dividiamo l impasto in tre parti uguali: in una delle tre, aggiungiamo altri 50 g di Parmigiano e mettiamo da parte.
Prepariamo gli gnocchi verdi: prendiamo gli spinaci mettiamoli in un cutter con acqua fredda, lasciamoli andare fino ad ottenere un composto abbastanza liquido. Prendiamo un pentolino e versiamo dentro il composto, mettiamo su fuoco facendo attenzione a non far bollire, nel giro di alcuni minuti affiorerà una schiuma che dovremo prendere, filtrare e asciugare su di un canovaccio: otterremo così la clorofilla di spinaci, che andremo ad incorporare in una parte dell'impasto.
Prepariamo gli gnocchi rossi: prendiamo la rapa rossa e mettiamola a bollire in abbondante acqua salata fino a quando sarà cotta. Frulliamo e poi filtriamo e teniamo solo la polpa della rapa; passiamo la polpa allo chinois per ottenere la parte più asciutta ed omogenea; prendiamo il composto e incorporiamo nella parte restante dell'impasto.
Prepariamo le salse: per la salsa verde, puliamo e laviamo i broccoli e teniamo solo le foglie più tenere; mettiamo a bollire in acqua salata fin quando saranno cotti, scoliamo e frulliamo con il mixer fino ad ottenere una crema, che passeremo allo chinois per ottenere una crema liscia. 
Per la salsa bianca prendiamo la panna, mettiamola sul fuoco vivo fino a farla addensare, poi aggiungiamo il Parmigiano Reggiano e amalgamiamo fino ad ottenere una crema liscia.
Per la salsa rossa, tritiamo la cipolla, mettiamola in un pentolino con un filo d'olio e lasciamo rosolare. Aggiungiamo poi la salsa di pomodoro e lasciamo andare a fuoco medio, a metà cottura aggiungiamo la n’dujia, abbassiamo il fuoco e lasciamolo andare per 15/20 minuti. Togliamola poi dal fuoco e passiamola con uno chinois fino ad ottenere una salsa liscia.
Cuociamo gli gnocchi in abbondante acqua salata e scoliamoli man mano che vengono a galla, riponendoli in una teglia e mettiamo in abbattitore (in alternativa, in congelatore) affinché gli gnocchi si mantengano compatti.

Servizio:
impiattiamo disponendo le tre salse nel piatto a forma di vortice; saltiamo gli gnocchi con un filo d'olio ed adagiamoli sulle salse.

Abbinamento consigliato:
Primo Fiore - cantina Giuseppe Quintarelli


sabato 31 ottobre 2015

Ravioli ripieni di crema di Pecorino Toscano Dop, con ragù di coniglio al profumo di olive e limone


Oreste. Così si chiamava il grazioso coniglio che viveva in camera di Ester e Elisa, due sorelle abruzzesi con cui ho condiviso l'appartamento ai tempi dell'università.Quello è stato il mio primo appartamento a Bologna, in pieno centro, un viavai impressionante di amici a tutte le ore del giorno e della notte.
Oreste era davvero un simpatico coniglio nano. Insomma, simpatico come sa essere un coniglio. Diciamo che faceva il suo ruolo di animale da compagnia, senza disturbare troppo. 
Erano davvero bei tempi quelli: feste, feste, feste. Si studiava anche, ogni tanto. E per meglio imparare la lingua inglese, un'estate partii per Londra. L'inglese in quei tre mesi l'ho disimparato, visto che era impossibile trovare un londinese, o quanto meno un inglese con cui fare conversazione. Ma questa è un'altra storia.
Tornata dall'Inghilterra ho trovato ad aspettarmi la mia compagna di stanza Francesca, le sorelle abruzzesi, Oreste e... Gennarino.
Ecco, Gennarino per me era il demonio. Povero coniglio! non era poi colpa sua se non gli avevano spiegato che la stanza in cui viveva era anche la mia e che era diventata tripla senza il mio consenso: le mie "amiche" avevano pensato bene di regalare un coniglio a Francesca senza chiedermi se mi sarebbe piaciuto vivere in stanza con lui. D'altronde ai tempi ero vegetariana, di certo non l'avrei mangiato.
Perché odiavo quel coniglio? tutte le mattine, appena sveglia, mi toccava ribaltare il materasso appena uscivo dalla mia stanza, altrimenti quel mostro peloso saltava sul letto e cominciava a scagazzare dappertutto. Non di rado, rinfiladomi sotto le coperte quando mi alzavo di notte per andare a fare plin plin, mi ritrovavo quelle schifose palline nel letto. Bello, eh? Per non parlare poi di quando il gremlin mi zompava addosso mentre dormivo. Credo sia per questo che ho cominciato ad avere i capelli bianchi ai tempi dell'Università.
Com'è andata a finire? Oreste è campato ancora per un bel po', Gennarino si trasferì in campagna, felice, felicissimo lontano da me. Non certo perché le mie coinquiline avessero avuto pietà di una situazione tanto disagevole, quanto forse per il fatto che Gennarino si scoprì fosse femmina, e non c'era l'intenzione di metter su un allevamento di conigli in casa.
Ma non è certo per questo che non mangio carne di coniglio. Tantomeno mi impressionano le sue fattezze da gatto scuoiato che tanto mi sconvolsero da piccola quando vedevo papà preparare il coniglio alla cacciatora (sono certa che me l'abbiano anche rifilato, di tanto in tanto, a mia insaputa). Semplicemente non amo il sapore dolciastro delle carni di coniglio e preferisco utilizzare altri ingredienti.
Partecipando al challenge "Mai dire Mai" lanciata dal Consorzio del Pecorino Toscano DOP in collaborazione con AIFB, ho accettato di beccarmi un ingrediente inusuale a caso da abbinare al pecorino. in un'avvincente sfida a coppie (mi è toccata in sorte una vera chef! Cristiana! che sfida!).
Una volta scoperto di aver ricevuto il grazioso animale, ho pensato e ripensato a come potevo cucinarlo. Poichè non ho dimestichezza con questa carne, ho voluto farci un bel ragù, per condire dei saporitissimi ravioli di Pecorino Toscano DOP. Ho scelto lo stagionato perché ho ritenuto che con una carne così delicata, richiedesse un formaggio dal gusto deciso, appena smorzato dalla panna che ho utilizzato per fare una crema di Pecorino. Poi un po' di polvere di olive nere tostate e della scorzetta di limone hanno bilanciato il gusto dolciastro del ragù:
con mia somma soddisfazione, mi sono avvicinata a questo alimento che non avevo mai cucinato prima.

Ed ecco la ricetta:

ingredienti per circa 45 ravioli:
per la sfoglia: 
  • 200 g farina
  • 2 uova
per la crema di pecorino:
  • 200 g di panna liquida
  • 180 g di Pecorino Toscano DOP stagionato
Per il brodo:
  • mezzo dado vegetale oppure se pulite voi il coniglio, gli scarti, mezza carota, mezza cipolla, mezzo gambo di sedano
Per il ragù:
  • 200 g di coniglio tritato
  • mezza carota, mezza cipolla, mezzo gambo di sedano 
  • olio italiano (toscano, emiliano-romagnolo, fate voi, ma fate italiano)
  • alloro, rosmarino, sale e pepe
  • vino bianco secco 
  • concentrato di pomodoro q.b.
  • polvere di olive nere essiccate
  • un limone
Procedimento:
Cominciamo? nella ricetta io vi ho indicato del coniglio già tritato dal vostro macellaio di fiducia. Io non sapendo cosa farci, avevo preso mezzo coniglio in parti e poi ne ho prese un paio per farci il ragù (professionale, vero?). Il resto è in freezer in attesa di qualche illuminazione.
Dunque: se optate per il coniglio in parti da far diventare macinato, armatevi di coltello e pazienza e dopo aver sminuzzato la carne, fate un brodo con le ossa del coniglio, mezza carota, mezza cipolla e mezzo gambo di sedano tagliati a pezzi grossi, tutto insieme.
Se invece avete del coniglio già tritato, prendete un mezzo dado e fateci 200 ml di brodo (si, lo so che ce l'avete, non siate timidi!).
Mentre il brodo è sul fuoco, prepariamo le verdure a cubettini per il soffritto e cuociamo con un po' d'olio in pentole a fiamma bassa. Io, dopo una decina di minuti, aggiungo un po' d'acqua per evitare di usare una valle d'olio (che quello buono costa, eh!).
Una volta che le verdure si saranno ammorbidite, aggiungiamo il coniglio a pezzettini-ini.
Sfumiamo con vino bianco (per quella dose, 100 ml saranno sufficienti) e aggiungiamo il concentrato di pomodoro e un bouquet fatto con un paio di foglie d'alloro e un rametto di rosmarino.
Cuociamo per un'ora, con il coperchio a fiamma bassissima, aggiungendo brodo all'occorrenza.
Nel frattempo. prepariamo la sfoglia impastando uova e farina fino ad ottenere un impasto sodo e omogeneo: ricordatevi di tener da parte un po' della farina della ricetta; a seconda della grandezza delle uova, potrebbe avanzarvene.
Coprite la sfoglia con pellicola e passate alla crema di pecorino: scaldate la panna in un pentolino, senza farla bollire. Spegnete il fuoco e aggiungetevi il pecorino grattugiato. Diamo una frullata con il minipimer, fino ad ottenere una crema, che raffreddandosi, si rapprenderà.
Tiriamo fuori dall'armadietto la macchina sfogliatrice o dotiamoci di mattarello e tagliere per preparare i ravioli. Io, ovviamente, ho usato la nonna papera: tiriamo la sfoglia fino alla penultima tacca (quasi la più stretta) e ripassiamola due volte. Ricaviamo dei quadrati di circa 3,5 cm per lato e disponiamo una nocciola di crema di pecorino. Chiudiamo il raviolo ricavandone un triangolo e sagomiamo i bordi con una rotella dentata. Finiti i nostri ravioli, cuociamoli in acqua bollente (ma attenzione! abbassate la fiamma una volta che l'acqua bolle o rischiate di far aprire i vostri ravioli!), dopo un minuto o due che sono venuti a galla, ripassiamoli in padella con il ragù e un giro d'olio. 
Prepariamo il nostro piatto: io ho fatto il piatto figo da presentazione con qualche raviolo ispirandomi ad un piatto che ha portato all'esame una delle mie colleghe al corso che ho appena finito (ho preso 100/100 con lode, ma vi ggiuro, non sono una secchiona. Tutto sedere, e il mio, lo sapete, è abbondante), ma poi li ho mangiati direttamente dalla padella...
Disponiamo alcuni ravioli su un piatto e aggiungiamo un po' di polvere di olive nere essiccate (per farvele a casa, basta asciugare bene delle olive, farle seccare in forno a bassa temperatura per un paio d'ore (va là, che va bene pure il termosifone, per alcuni giorni, coperte da un tovagliolo...)) e una grattata di scorza di limone. Bio, eh ;)
Serviamo!

Con questa ricetta partecipo al Challenge “Mai Dire Mai” ideato da Aifb e dal Consorzio del Pecorino Toscano Dop,

mercoledì 1 luglio 2015

Fusilli giganti ricotta, alici e zucchine e il mio primo Social dinner & Beer

Io non amo particolarmente la birra, ma cambio facilmente idea.
Come quando ero in Erasmus a Bayreuth, nella Baviera Settentrionale: "la birra", per come la conoscevo io, era una bevanda imbevibile, che mi gonfiava la pancia e mi faceva fare sempre troppa pipì in contesti in cui i servizi igienici lasciavano a desiderare. Mi bastò entrare in una delle tante Kneipe sparse per la città per scoprire un mondo fatto di cereali, lieviti e lavorazioni disparate. Alcune mi piacevano anche! Poi sono tornata in Italia e sono tornata al buon vino, il mio amore di vecchia data.
Con questo stesso spirito, da "cosa ci faccio qui", sono arrivata a casa di Bologna Food per una Social Dinner & Beer, una cena in cui avremmo fatto tante chiacchiere in compagnia di buon cibo abbinato a della buona birra proposta da Cantina della Birra.

La serata è davvero andata oltre le mie aspettative. Silvia e Davide sono due perfetti padroni di casa e ci hanno accolto con una tavola curata fin nei minimi dettagli.
Cominciamo con una birra fuori menù, per fare un brindisi prima di sederci a tavola. Lorenzo, il nostro esperto di birre, ci presenta Tzara, una birra artigianale del birrificio Thornbridge e con essa scopro cos'è una birra Kölsch: si tratta di una tipologia di birra ad alta fermentazione inizialmente prodotta nell'area intorno a Colonia, dal quale prende il nome. Io l'ho trovata gradevole, ottima da bere in una calda serata estiva.
A questo punto, scambiamo due chiacchiere, ci presentiamo, prendiamo posto. Siamo tutti pronti e curiosi di assaggiare i piatti che la chef Diletta Poggiali ha preparato per noi.
Arriva l'antipasto: tataki di mortadella e pistacchi, canestrini di cetriolo e stracciatella, bonbon di
polenta taragna in crema di avocado. In abbinamento una birra dal nome curioso, la Morimoto Soba Ale del birrificio Rogue Ales Brewery, ancora una birra ad alta fermentazione: le birre ottenute con questo processo di fermentazione, dette anche Ale, sono quelle prodotte con il lievito Saccharomyces Cerevisiae, il comune lievito di birra, il quale inizia ad agire ad alte temperature (tra i 15° e i 25°) e, durante il processo di fermentazione, sale a galla in alto nel tino; si ottengono birre complesse e spiccatamente aromatiche). Questa birra prende il nome dall'iron chef  Masaharu Morimoto, che l'ha lanciata nel 2003. E' una birra prodotta con anche grano saraceno, il quale gli conferisce un gradevolissimo retrogusto di nocciola. L'ho trovata perfettamente abbinata al nostro antipasto, specialmente con il tataki di mortadella.
Vogliamo poi parlare del pane e la focaccia alla birra di Diletta? strepitosi!
Ma il mio piatto preferito in assoluto eccolo qua:
Fusilli giganti con variazione di zucchine (pesto e fiori) su crema di ricotta e alici in abbinamento alla birra Tripping Flowers di Opperbacco, una golden ale gradevolmente amara dai profumi speziati e floreali. La sua particolarità è che i fiori impiegati per produrla possono cambiare di lotto in lotto, a seconda della reperibilità della materia prima. Davvero particolare!

Ma ecco la ricetta dei fusilli giganti di Diletta Poggiali (grazie!):
Ingredienti per 5 persone:
  • 350 g di fusilli giganti
  • 20 g di parmigiano
  • 20 g di mandorle
  • 1/4 di spicchio d'aglio
  • 240 g di ricotta 
Lorenzo, Davide, Silvia, Diletta. Stupendi!
Cuocete i fusilli, scolateli al dente, conditeli con un filo d'olio e mescolare.
Preparate i condimenti: 
per il pesto riunite nel bicchiere del frullatore la zucchina a toccheti, le foglie di basilico, le mandorle, il Parmigiano, l'aglio e 40 grammi di ricotta, un pizzico di sale e frullate, aggiungendo olio a filo, fino ad ottenere un pesto cremoso.
Per la crema di ricotta, frullate la ricotta rimanente con i filetti di alici ben scolati. Disponete la crema di ricotta a piacimento sul piatto.
Ma i super piatti non sono finiti! tempo di servire la birra Zona Cesarini di Toccalmatto che arrivano delle polpette glassate ai frutti tropicali con insalatina fiorita. Con questo azzeccatissimo abbinamento ho capito davvero quanto sia vasto il mondo della birra: questa pale ale IPA dai sentori di frutta tropicale insieme alla salsa preparata da diletta era da urlo!
Ci avviciniamo alla fine. E' in arrivo il dessert insieme ad una birra unica. Ecco, se volete farmi felice, regalatemi questa Liefmans Cuvée Brut di Moortgat:  è una birra maturata per un anno con ciliegie intere e poi  miscelata con birra Goudeband e Old Bruin. Il risultato è una birra dove acido e dolce sono perfettamente bilanciati, con un aroma di ciliegia mandorle e legno. Insieme è arrivata una Crema di ricotta con cioccolato e ciliegie alla birra. Buona. Buonissima!

lunedì 29 giugno 2015

Ravioli pizzicati ripieni di Parmigiano Reggiano DOP con melanzane al profumo di lavanda

Non è certo un mistero che il Parmigiano Reggiano DOP sia il mio formaggio preferito. La sua versatilità è di certo il suo punto forte: ci puoi fare davvero di tutto e rende speciale ogni piatto. 
Per questo ho accettato con entusiasmo la sfida lanciata dal consorzio: creare dei piatti con  4 ingredienti, uno dei quali il mio amato Parmigiano. Ecco così che nasce il primo piatto pensato per questo avvincente contest! 

Ingredienti per 4 persone:
  • Pasta all'uovo preparata con 250 g di farina, due uova e un tuorlo
  • due melanzane
  • 220 g di Parmigiano Reggiano 24 mesi
  • 220 g di panna
Inoltre: sale, olio extravergine di oliva, fiori di lavanda, qualche foglia di basilico.

Per prima cosa, laviamo e bucherelliamo una melanzana, avvolgiamola nella carta stagnola e cuociamola in forno a 200°C per circa 45-55 minuti. Per vedere se è cotta, oltrepassiamola da parte a parte con un coltello che non deve trovare resistenza. 
Laviamo l'altra melanzana, priviamola della buccia che affetteremo sottilmente e friggeremo. 
Affettiamo la melanzana in fette spesse circa 1 cm e mezzo. Ricopriamo di sale grosso e mettiamo a spurgare dentro un colapasta. Mettiamo sopra le fette un peso (es. un barattolo di vetro), affinché perdano prima l'acqua di vegetazione.
Prepariamo il ripieno dei ravioli pizzicati:
Scaldiamo la panna fino a quasi farla bollire. Spegniamo e aggiungiamo il Parmigiano Reggiano DOP grattugiato. Mescoliamo e lasciamo raffreddare.
Nel frattempo prepariamo la sfoglia lavorando farina e uova fino ad ottenere un impasto sodo e omogeneo. Lasciamo riposare coperta da pellicola per 30 mn.
Tiriamo la sfoglia: io che non sarò mai una vera Azdora, utilizzo la macchina per sfogliare, fino all'ultima tacca.
Mettiamo il ripieno di panna e Parmigiano, che freddatosi risulterà ben sodo, in una tasca da pasticcere e disponiamo sulla sfoglia un po' di ripieno (sono circa 7-10 g, disponendo un ciuffetto poco più grande di una nocciola), lasciando tra un ciuffetto e l'altro circa 2 cm di spazio.  Bagniamo i bordi con un po' d'acqua e richiudiamo la sfoglia, sovrapponendo il lembo esterno sul ripieno.  Pizzichiamo i bordi vuoti e poi con una rondella liscia o un coltello tagliamo i nostri ravioli. Ne verranno circa cinquanta.
Prendiamo la melanzana cotta al forno, priviamola della buccia, dividiamo in 4 e togliamo eventuali parti con i semini. Frulliamo con un po' d'olio (un paio di cucchiai) e qualche foglia di basilico. Regoliamo di sale e pepe.
A questo punto, sciacquiamo le fette di melanzana e asciughiamole per bene. Tagliamo le fette a cubetti e friggiamo in una padella con abbondante olio per una manciata di minuti.
Cuociamo i ravioli in abbondante acqua salata, scoliamo e facciamo saltare in padella con poco olio, un paio di cucchiai d'acqua, due foglie di basilico, le melanzane a cubetti, qualche fiore di lavanda: siate parsimoniosi! vogliamo dare un po' di sapore, non fare una saponetta Una decina di fiori saranno sufficienti.. Io non aggiungo altro Parmigiano, viene fuori da sé un po' di cremina grazie a qualche raviolo dispettoso che si romperà. 
Componiamo il piatto adagiando due cucchiai di crema di melanzane sul fondo del piatto su cui metteremo i ravioli pizzicati, sopra le bucce di melanzane fritte e qualche altro fiore di lavanda.
Serviamo!

Con questa ricetta partecipo al contest #PRChef 2015 di Parmigiano Reggiano






domenica 8 febbraio 2015

Tagliatelle prosciutto e carciofi



Buon anno a tutti!!!!
Ebbene si, questo è il primo post dell'anno. Ahimè il mio diario online è un po' trascurato ultimamente. Non vuol dire certo che ho smesso di cucinare. Anzi. Certo, devo arrangiarmi, considerato che il 2015 è iniziato all'insegna dello sfasciamento dei dispositivi elettronici: telefono, obiettivo della macchina fotografica, impastatrice e ora sembra che anche il forno mi sta abbandonando. Sfiga su sfiga. Ma finché c'è la salute...
Ma dove sono stata tutto questo tempo? A lavoro, ancora, per fortuna e... a scuola! ma ve ne parlerò prossimamente, non voglio tediarvi.
Per questa domenica vi propongo un piatto semplice e gustoso, con crema di carciofi e prosciutto crudo croccante. Portate il vino (io ci abbinerei un Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOCG)!
Ingredienti per 4 persone (o per tre, se piatto unico e buone forchette...):
per le tagliatelle:
  • 200 g di farina
  • 2 uova 

Per condire:
  • 350 g di cuori di carciofo 
  • 70 g di prosciutto crudo a listarelle
  • 200 ml di brodo
  • 1 spicchio d'aglio
  • 60 g di parmigiano grattugiato 24 mesi
  • sale, pepe e prezzemolo q.b.
  • 2 cucchiai d'olio extravergine di oliva

Impastate uova e farina fino ad ottenere un composto sodo e omogeneo. Lasciate riposare mezz'ora. Stendete la pasta sottile, infarinate leggermente, arrotolate su sé stessa e con un coltello fate delle fette di  poco meno di un cm.
Preparate il condimento ai carciofi:
affettate grossolanamente i cuori di carciofo (io li prendo surgelati...) e tuffateli in una padella dove avrete fatto soffriggere l'aglio con un cucchiaio d'olio.
Aggiungete un mestolo di brodo e fate cuocere a fiamma bassa. Aggiungete altro brodo se si ritira tutto. Cuocete per una decina di minuti. Ultimata la cottura, frullate il tutto.
In un padellino a parte, saltate con un cucchiaio d'olio il prosciutto crudo a listarelle. Aggiungetele alla crema di carciofi, salate, se occorre, pepate e aggiungete un cucchiaino di prezzemolo. Mescolate.
Cuocete in abbondante acqua salata le tagliatelle, scolate e fate saltare le tagliatelle in una padella capiente insieme al condimento. Aggiungete infine il parmigiano, rimescolate e servite!

domenica 21 settembre 2014

Zuppa fagioli e avena

Arriva l'autunno e nella mia tavola cominciano a comparire un po' più legumi (che andrebbero mangiati tutto l'anno e anche un giorno si e uno pure). Ma per mangiare spesso legumi bisogna scegliere tra a) legumi in scatola b) cucinare in quantità e surgelare. Io scelgo sopratutto la seconda opzione, senza per questo demonizzare le scatolette, che sono comunque una grande invenzione e utilissime per cene e pranzi dell'ultimo minuto.
In ogni caso, preferisco cucinare i legumi in dosi maggiori di quelle che mi servono perché tra cottura e ammollo se ne va un sacco di tempo, perché dunque non sfruttare il freezer?
Questa volta, ai fagioli ho abbinato l'avena, un cereale meraviglioso, fonte di carboidrati a lenta digestione, perfetto per diabetici, ma anche per chi dovrebbe perdere qualche (?!???) chiletto.
Ma ecco la ricetta per un pranzo in famiglia  per 4 persone. Poi, sta a voi decidere se raddoppiare o triplicare le dosi dei fagioli per avere la cena pronta la prossima volta:

Ingredienti: 
  • 250 g di fagioli borlotti (metterli in ammollo la sera prima)
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • un cucchiaino di vegetalbrodo Bauer
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • alcune foglie di salvia
  • uno spicchio d'aglio
  • 150 g di fiocchi d'avena
Sciacquiamo i fagioli, precedentemente tenuti in ammollo per almeno 12 ore e versiamo in una pentola di coccio con acqua sufficiente a ricoprire abbondantemente i fagioli.
Mettiamo sul fuoco. Aggiungiamo il dado vegetale, la carota pelata e la cipolla sbucciata e a pezzetti.
Facciamo cuocere per due ore a fuoco basso. A seconda della qualità dei fagioli, questo tempo è variabile. Una volta che i fagioli sono pronti,  aggiungiamo la salvia e l'aglio tritato finemente (togliete l'anima per renderlo più digeribile). Aggiungiamo l'avena e lasciamo cuocere per ulteriori 5 minuti. Spegniamo e aggiungiamo l'olio. Serviamo!


venerdì 20 dicembre 2013

Lasagna con i porri e salsiccia



Allora? siete pronti? carichi? comprati i regali? fatti i biscotti? pensato al menù di Natale? io ho fatto solo i biscotti...
faccio parte di quella buona fetta di popolazione che si stanca facilmente... pensate inoltre che è da lunedì che sono costretta vicina ad un bagno a colpa di un brutto virus intestinale...
io non ho voglia di far nulla per questo Natale, se non godermi la mia piccola peste, i miei amici abruzzesi e la buona tavola! e voi?
io vi consiglio di non stressarvi, di preparare piatti semplici, possibilmente con ingredienti a km 0, o quasi,  di stare con le persone care e di non impazzire dietro ai regali (il più delle volte impersonali e anche un po' tristi)!
Godetevi se potete qualche momento di riposo, non pensate a niente e, se siete credenti, godetevi l'avvento per come dovrebbe essere, e pure se non lo siete!
Io vi lascio una ricetta velocissima, da preparare anche il giorno prima e infornare all'ultimo minuto. Magari per la vostra tavola di Natale, o magari per S. Stefano:
ingredienti per 6 persone:


  • 400 gr di lasagne
  • 3 porri
  • 300 gr di salsiccia
  • 2 cucchiai d'olio
  • 90 gr di burro
  • 90 gr di farina
  • 1 lt e mezzo di latte 
  • sale, pepe, noce moscata
  • 200 gr di parmigiano grattugiato

Preparate la besciamella  facendo sciogliere il burro in una pentola capiente, aggiungete la farina e mescolate. Aggiungete 1/3 del latte tiepido e mescolate. Quando non avete più grumi aggiungete il latte rimanente e mescolate. Lasciate sul fuoco fino ad ebollizione. Salate (circa un cucchiaino raso), pepate e date una grattata di noce moscata.
Lavate i porri, tagliateli come vi pare, a rondelle, a pezzetti, insomma, come vi viene meglio. E' Natale, non stressatevi!
In una padella versate l'olio e cuocete i porri per una decina di minuti, a fuoco basso. Aggiungete la salsiccia sgranata e lasciate cuocere per altri dieci minuti, sempre a fuoco basso.
Sbollentate le lasagne in acqua bollente e cominciate i vostri strati di bontà; se avete delle terrine monoporzioni, utilizzatele invece di tenerle nascoste nel punto più recondito della vostra cucina come faccio io, altrimenti va benissimo una qualsiasi teglia! Disponete il primo mestolo di besciamella, su esso le lasagne, coprite con un abbondante strato di porri e salsiccia, una spolverata di parmigiano e un paio di cucchiai di besciamella. Ricominciate con un nuovo strato di lasagne, l'ultimo lo condite con abbondante besciamella e formaggio.
Se la preparate un giorno prima, coprite con pellicola e riponete in frigo, altrimenti infornate a 180° per trenta minuti, circa. Finché non si dorino insomma!

E con questo semplice piatto vi lascio con i miei migliori auguri di un felice e nosbattimento Natale!


venerdì 11 ottobre 2013

Calamarata che non sa (troppo) di pesce.

Il pesce fa bene. Se siete vegetariani, non ve ne fregherà di meno, ma se, come me, siete onnivori e in cucina non avete paletti, vi dispiacerà sempre che alcune cose fate fatica a mangiarle. Io invidio profondamente le persone che si appagano davanti un piatto di pesce di qualsiasi tipo, perché io sento sempre di perdermi qualcosa, qualcosa che non riesco ad afferrare. Perché a te piace da matti e a me, solo a sentir l'odore mi si chiude lo stomaco (dovrebbero inventare il profumo al pesce per chi vuol dimagrire...)?
Ma ogni tanto ci provo: vado al banco del pesce, con fare da intenditore e prendo qualcosa che mi porterò a casa e che non saprò assolutamente come trattare...
ecco, nasce così questo piatto, con una confezione misto scoglio che non poteva non finire in un piatto di pasta calamarata. 

Ingredienti per 4 persone:
  • 360 gr di pasta calamarata
  • una confezione misto scoglio da 300 gr
  • 200 gr di olive nere snocciolate
  • una manciata di pomodorini
  • un peperone giallo
  • 100 ml di vino bianco
  • aglio
  • olio
  • prezzemolo
In una padella soffriggete il peperone a cubetti insieme ad uno spicchio d'aglio. Aggiungete mezzo bicchiere d'acqua per finire la cottura del peperone. Aggiungete il misto scoglio e continuate la cottura per cinque minuti, sfumate con il vino e lasciate cuocere ancora cinque minuti. Aggiungete le olive e i pomodorini e poco prezzemolo fresco e mescolate.
Cuocete la pasta al dente e in padella saltatela con il condimento (io, che sono pazza scatenata, ho prima lavato la padella con il pesce e poi saltato tutto insieme, in questo modo vi verrà meno "pesciosa"). A fuoco spento, aggiungete un paio di cucchiai d'olio buono e servite!
Un ingrediente fondamentale per questo piatto è del buon olio e quello in casa non deve mancare!

lunedì 29 luglio 2013

Spaghettoni con zucca e olive su crema di peperoni


Vi ripropongo una ricetta dal sapore autunnale, che io d'estate ne ho abbastanza!!!

Ingredienti per 2 persone:
200 gr Spaghettoni

per la crema di peperoni: 
un peperone rosso di piccole dimensioni
180 ml di latte 
olio, sale, peperoncino in polvere

inoltre:
200 gr di zucca privata della buccia e tagliata a piccoli tocchetti
una cipolla piccola
una manciata di olive nere
tre cucchiai di parmigiano grattugiato
mezza tazza di brodo vegetale.

Grigliamo il peperone, mettiamolo in un sacchetto di carta e aspettiamo che si raffreddi.
Nel frattempo, soffriggiamo la cipolla in poco olio, aggiungiamo il peperoncino, la zucca a pezzetti e il brodo.
Quando i cubetti di zucca si saranno ammorbiditi aggiungiamo le olive e lasciamo cuocere  per altri cinque minuti.
Raffreddato il peperone, lo sbucciamo e lo frulliamo con il latte fino ad ottenere una cremina; aggiustiamo di sale e pepe e lasciamo cuocere il nostro composto per un paio di minuti a fiamma bassa.
Cuociamo la pasta ben al dente, scoliamo e finiamo la cottura degli spaghettoni in padella con la zucca e il parmigiano. Versiamo la crema di peperoni sui piatti. Adagiamo la pasta sopra la crema e serviamo!
Spero vogliate provare questa ricetta perché è davvero semplice e gustosa!


venerdì 14 giugno 2013

Pizza... di ravioli

Lorenzo comincia a dire le sue prime parole. Nel bene e nel male.
Ci sono cose e parole che gli piacciono particolarmente: una di queste è "aereo" con naso e ditino puntato all'insù ogni volta che sente il rombo di qualsiasi motore. Che beffa, considerato che io quei cosi volanti li odio dal profondo del cuore e al solo pensiero di doverci salire, mi viene da vomitare...
Un altra parola che ama particolarmente è "pizzaaaa", parola che dice spesso, anche al mattino, mentre si dirige verso il forno per vedere se ne è avanzata dalla sera precedente o se miracolosamente è comparsa durante la notte...
siccome il mio bimbo ama mangiare di tutto, ma poco, al contrario della mamma la quale , mi piace "premiarlo" accontentando le sue "richieste". Ma non si può certo mangiare sempre pizza, così mi sono inventata una cosina golosa golosa, che ha suscitato l'entusiasmo del mio bimbo che appena ha visto la teglia fumante uscire dal forno ha esclamato "pizzaaaaa!" e tutto contento ha mangiato con gusto (e pure io e il papi ). Questo piatto lo riproporrò sicuramente quando Lorenzino grandicello mi porterà i suoi amici affamati a casa e sono certa che ne saranno felici!
Ecco la ricetta per 4 persone + un bimbino...

Per i ravioli di patate e carciofi:
  • 3 uova
  • 300 gr di farina c.ca
  • 300 gr di patate
  • 250 gr di carciofi sott'olio sgocciolati
  • 50 gr di parmigiano reggiano
  • 1 cucchiaio di pangrattato
  • 100 gr di stracchino
  • menta fresca sminuzzata
  • sale e pepe q.b.
Per condire:
  • 150 gr di mozzarella
  • 300 ml di salsa di pomodoro 
  • una manciata di olive verdi
  • olio extravergine di oliva q.b.
-Cuociamo le nostre patate.
-Una volta cotte e raffreddate, togliamo la buccia e schiacciamole con la forchetta. Aggiungiamo i carciofini tagliati a pezzetti, il parmigiano reggiano, lo stracchino, la menta, il pangrattato. Regoliamo di sale e pepe.
-Prepariamo la nostra pasta per i ravioli:
al mixer lavoriamo farina e uova fino ad ottenere una palla. Lavoriamo sulla spianatoia il composto ottenuto fino ad ottenere una palla elastica e liscia.
Lasciamo riposare per mezz'ora.
-Stendiamo la pasta con l'aiuto della nonna papera, o se siete volenterosi, con il mattarello, disponiamo un cucchiaino pieno di impasto sulla sfoglia, ricopriamo con un altro strato di sfoglia e prepariamo i ravioli, servendoci di un coppapasta quadrato.
-Disponiamo i nostri ravioli su una teglia e versiamo sopra la salsa di pomodoro, la mozzarella e le olive.
Inforniamo per 10 mn a 200° con  il grill e serviamo!
Enjoy it!

Con questa ricetta partecipo alla terza sfida del concorso indetto da Cuoco di Fulmine, in collaborazione con Ponti e Chiara Maci.



mercoledì 8 maggio 2013

Tagliolini gamberetti, fragole e carciofi


Per scrivere un post è stato necessario un giorno di ferie. Incredibile! Si, è incredibile che io mi stia godendo un giorno di ferie (le prime ferie programmate della mia vita: un lavoro a tempo INdeterminato è anche questo. L'ebrezza l'ho provata ora, per la prima volta a soli 37 anni, uao!), ed è incredibile che non ho più tempo da dedicare al mio blog. 
Che avrò poi mai da fare durante tutto il giorno? stare appresso alla bestia, andare a lavorare, fare la spesa, cucinare e litigare con l'inps, dormire sono ormai gli unici irrimandabili impegni. E quando arriva il weekend, con un po' di tempo libero in più, di solito sono malata, grazie agli amici batteri e virus che puntualmente Lorenzino riporta dal nido...
comunque, eccomi qui. A "godermi" questo giorno di ferie: mentre sfrigola la cipolla e friggono le melanzane (caponata in arrivo!!!), vi posto il mio stranamente delizioso pranzo di oggi, un primo velocissimo, adatto per una giornata di corsa o quando non si ha voglia di stare ai fornelli! Il piatto è pensato per un romantico momento per due e lo "stranamente" delizioso è riferito al fatto che si tratta di un primo con il pesce, e mi è anche piaciuto! spero che piaccia anche a voi!

Ingredienti per 2 persone:

  • 150 gr di tagliolini
  • 2 carciofi sott'olio
  • 4 fragole
  • 4 pomodorini pachino
  • 100 gr di gamberetti sgusciati
  • 1 cucchiaio di aceto balsamico di Modena
  • uno spicchio d'aglio, sale, pepe olio extravergine di oliva, foglioline di menta

Mariniamo per una decina di minuti i gamberetti con l'aceto balsamico.
Mettiamo a bollire l'acqua per la pasta
Soffriggiamo lo spicchio d'aglio e aggiungiamo i pomodorini a pezzetti, dopo un paio di minuti aggiungiamo i gamberetti e i carciofi a fette. Lasciamo cuocere alcuni minuti e aggiungiamo infine le fragole a pezzetti. Regoliamo di sale e spegniamo il fuoco.
Cuociamo i tagliolini in abbondante acqua salata, scoliamo, saltiamo in padella per un paio di minuti, pepiamo  e serviamo.
Un primo facile e gustoso e...sano, una volta tanto!

Con questa ricetta partecipo al concorso indetto da Cuoco di Fulmine, in collaborazione con Ponti e Chiara Maci e se vi piace regalatemi un mi piace a questo link su facebook! grazie!!!

lunedì 25 febbraio 2013

Nodini mozzarella di bufala, limone e carciofi su crema di ceci


Voglia di Sud. Di caldo, di sole e di buon cibo ovviamente! e se qui, nella nevossissima terra in cui vivo, non posso avere il caldo e il sole a Febbraio, almeno il buon cibo, attraverso ingredienti di qualità, sulla mia tavola non manca, per fortuna!
Il piatto che ho creato è stato  decisamente apprezzato non solo dal piccolino di casa, ma anche dal papà, da sempre restio alle novità e spero vogliate provarlo perché merita! 

Ingredienti per 4 persone:
  • 350 gr di Nodini del Pastificio Leonessa
  • 200 gr di ceci di Cicerale precedentemente ammollati
  • 2 carciofi (quelli di Paestum, possibilmente!)
  • 250 gr di Mozzarella di Bufala campana Dop
  • le zeste di un limone biologico 
  • sale, olio buono e pepe 
Cuociamo i ceci in abbondante acqua poco salata. 
Tagliamo a piccoli cubetti la mozzarella di bufala e conserviamo il siero.
Una volta cotti i ceci, frulliamoli con qualche cucchiaio di siero della mozzarella e aggiungiamo a lame spente un filo d'olio extravergine di oliva.
Friggiamo i carciofi puliti e affettati in olio ben caldo.
Nel frattempo cuociamo la pasta, scoliamo e ripassiamo in padella con i carciofi e le zeste di limone, togliamo dal fuoco e aggiungiamo i cubetti di mozzarella.
Disponiamo la crema di ceci sui piatti e sistemiamo la nostra pasta.
Finiamo con un giro di pepe (che io ho omesso perché il mio Lorenzino non lo ama particolarmente) e serviamo!

La morbidezza della crema di ceci, i carciofi croccanti, la freschezza della mozzarella e il profumo del limone sono esaltati da un formato di pasta che ben si presta ad accogliere tutte queste sensazioni riproducendole nel palato ad ogni boccone.

Con questa ricetta sono felice di partecipare al contest Pasta, Bufala e Fantasia! la Mozzarella DOP nei Primi Piatti


giovedì 27 dicembre 2012

Spisuculöch, una minestra deliziosa!


   Cosa vi ha portato Babbo Natale? a me, oltre ad un lavoro, mi ha portato l'influenza, o meglio, me l'ha passata la creatura che è stata stesa una settimana con la febbre altissima! ma lui ora sta bene, io andrò a lavoro in condizioni ignobili, ma va bene così!
Per tirarmi su, prima di prendere la mia biciclettina che mi porterà in ospedale (dove lavoro, eh!) mi preparerò un bel piatto caldo, creato davvero con poco: qualche patata, della cipolla, farina, latte e del buon formaggio.
Un piatto dal procedimento semplicissimo questo, che arriva direttamente dal Trentino: si tratta degli Spisuculöch, che in dialetto della Val Rendena significa "fatto a pezzi, con le mani". 
Ho scoperto questo piatto grazie al Gruppo Formaggi del Trentino, che mi ha invitato a preparare una ricetta con il loro Trentingrana: ho così avuto modo di approfondire le mie scarse conoscenze sulle tradizioni culinarie di questa magnifica regione che spero di visitare, prima o poi!
   Intanto respiriamo un po' d'aria buona con un bel piatto fumante davvero da provare:


INGREDIENTI per 4 persone

per la pasta:
  • 150 gr di farina (io ho usato metà 0 e metà semola di grano duro)
  • 1 tuorlo d’uovo
  • una tazzina d'acqua

per la zuppa:
  • 2 patate medio-piccole
  • grasso di prosciutto crudo (o burro, come nella ricetta originale)
  • 1 lt e 100 ml d'acqua
  • 1 cipolla
  • 400 ml latte
  • 50 gr di Trentingrana grattugiato



Preparate la pasta: 

fate un impasto con la farina e il tuorlo e un po' d'acqua (circa una tazzina da caffè). Dovete ottenere una palla liscia. Lasciate riposare per mezz'ora.
Stendete la pasta con il matterello,dovete ottenere una sfoglia  mezzo centimetro.
Prendete la vostra sfoglia e strappate la pasta sfoglia in piccoli pezzi.

Preparate il brodo:
In una casseruola mettete il grasso del prosciutto (o del burro, come previsto dalla ricetta originale) e la cipolla tagliata a pezzetti. Lasciate cuocere per un paio di minuti e aggiungete le pa­tate tagliate a dadini e mezzo bicchiere d'acqua. Cuocete per una quindicina di minuti e poi  aggiungete un li­tro d'acqua, salate e portate ad ebollizione.
Versate gli Spisuculöch nella pentola e cuocete per 5 minuti. 
Passato questo tempo, aggiungete il latte e lasciate cuocere fino alla ripresa dell'ebollizione. Infine aggiungete il formaggio grattugiato, spegnete e servite!

Vi ricordo che oggi, se avete voglia di vedere che faccia ho (ma ve lo dico già, non incrocerete mai i miei occhi! panico da telecamere...), sono su Sky Gambero Rosso alle 17 a Benvenuti al Gambero Rosso e in replica il 28 alle 7, alle 11 e alle 3... la prima mezz'ora cucina la chef Alessia Vicari e la seconda mezz'ora io!!! preparo questa ricetta!

domenica 28 ottobre 2012

crespelle grano saraceno ripiene di zucca e salsa di noci e basilico


Sono appena tornata. Ancora una volta, subisco l'effetto crociera spot pubblicitario per un'evento meraviglioso. Si, certo, il Salone del Gusto, si. Ma io in realtà parlo dell'evento organizzato da Garofalo con il progetto Gente del Fud all'interno del Salone... ne avrò modo di parlarvene nei prossimi giorni :D
Oggi vorrei consigliarvi un piatto da domenica, perdonate la foto, davvero di pessima resa, ma onestamente e sinceramente parlando, credo che questo sia un piatto davvero delizioso e non potevo non postarlo: se avete un'amico celiaco preparategli queste crespelle; si leccherà i baffi!
ingredienti:

lunedì 17 settembre 2012

Tagliatelle con ragù di cipolle, speck e zucchine




Oggi è il giorno del terzo vaccino, il richiamo per l'esavalente, per il mio cucciolo. Mi sento molto a disagio per questa cosa. Ho letto tante di quelle cose pro e contro i vaccini che ho davvero le idee confuse ma ho deciso di fidarmi della medicina e delle industrie farmaceutiche (...), sperando di non dovermi mai pentire di questa scelta!
E a pranzo? che se magna? Eccovi un'idea veloce per un primo piatto sfizioso, adatto anche per un buffet chic!
Ingredienti per per 16 coppette o per quattro persone:
Per prima cosa, pelate e affettate sottilmente le cipolle. Mettetele in una casseruola e con acqua e poco olio. Continuate la cottura, aggiungendo acqua all'occorrenza, fino a che non otterrete una crema e spegnete, regolate di sale e pepe.
Lavate e affettate le zucchine a tocchetti. Lessate per un paio di minuti. Affettate lo speck a dadini e aggiungete questi ultimi due ingredienti alla crema di cipolle.
Cuocete le tagliatelle integrali in abbondante acqua salata, scolate e versate nella casseruola. Rimettete il tutto sul fuoco, aggiungete il formaggio grattugiato e un filo d'olio a crudo e mescolate, così da amalgamare tutti i sapori.
Disponete la pasta nelle coppette e servite.



Con questa ricetta partecipo al contest di Atmosfera Italiana e se vi va di mettermi un mi piace, trovate la ricetta a questa pagina facebook:



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