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sabato 14 febbraio 2015

Augusto Zuffa e i suoi eccezionali vini biologici


Oggi è S. Valentino? e io vi parlo di amore! Vi parlo di vino!
D'altronde, tra le varie teorie riguardo l'etimologia della parola "vino" vi è quella che la farebbe derivare dal sanscrito vena, termine formato dalla radice ven, che significa "amare": non a caso, dalla stessa radice deriva il latino Venus, Venere. Sarà vero?
Quello che è certo è che l'uva ha sempre accompagnato l'uomo, chiaramente tranne dove è troppo freddo o caldo: nel 1985 nelle terre imolesi molte piante seccarono, considerato che si raggiunsero i -25°.
Il Vino è preistoria e storia:
in un inno che risale al 4000 a. C. troviamo Enki, dio della sapienza nella città di Eridu, in Mesopotamia che "s'avvicinò alle provviste delle bevande inebrianti, s'accostò al vino".
Per gli egizi il vino era medicamentoso: i medici dell'antico Egitto avevano compreso che l'alcol è in grado di rompere e disciogliere le molecole degli alcaloidi vegetali meglio dell`acqua. 
Ritroviamo poi il dio Dionisio e il dio Bacco, dei del vino della tradizione greca e latina. Arriviamo a Gesù, e il vino diventa persino sangue.
Il vino, come ama ribadire Augusto Zuffa (l'avevamo già incontrato qui e in una degustazione di vini biologici all'edizione Sana 2012), è "memoria e testimonianza di storia, cultura, tradizione e territorio, nostra forma di espressione ed eredità" e tutte le cose che vi ho raccontato finora fanno parte del suo meraviglioso bagaglio culturale. Augusto Zuffa è un poeta viticoltore, un uomo profondamente innamorato del vino.
Il rispetto per il territorio è uno dei punti di forza delle cantine Zuffa: la materia prima proviene dalle terre coltivate sui colli imolesi fino a Dozza e ai Casalfiumanese e nella provincia di Bologna, verso Ozzano e Maggio (l'antica Claterna), assecondando la personalità delle uve e delle vigne in modo assolutamente naturale.
Zuffa sceglie una produzione biologica, ancor prima che si cominciasse a parlare di certificazione biologica, nel rispetto dei suoi tre valori fondanti: salute, affetti, lavoro. Senza la salute, afferma Augusto, è complicato gestire le relazioni affettive ed anche avere un'attività professionale soddisfacente. 
Così il vino di Zuffa vuole essere innanzitutto medicamentoso: il vino curato diviene curativo, nel rispetto della materia e dell'energia di cui siamo fatti.
Il buon vino protegge i mitocondri che rappresentano le centrali energetiche delle cellule, quindi mantiene giovani, ma non solo: il vino favorisce la digestione favorendo la peristalsi intestinale, protegge da malattie cardiovascolari e da molte patologie metaboliche. Ovvio che il buon vino viene dall'uva buona e la tecnologia deve solo dare una mano, non intervenire per modificare vendemmie non eccezionali.
Il vino per Zuffa è amore e passione e ciò implica anche l'esigenza di migliorarsi e di reinventarsi nel rispetto dei principi portanti del proprio lavoro: è il minimo che la sua cantina sia stata scelta a rappresentare l'Emilia Romagna nelle eccellenze d'Italia all'EXPO 2015. Per l'occasione nasce il Vinea Zuffa Sangiovese Riserva, l’Emilia Romagna official wine, un vino che con i suoi 22 oligoelementi, vitamine e antocianine, bevuto in maniera consapevole, non può che far bene.
Il lavoro in cantina, il "luogo  dove si plasma la materia prima, dove l'uomo e la natura in sinergia contribuiscono a creare e comunicare emozioni", avviene nel massimo rispetto delle uve. 
La Cantina Zuffa vanta numerosi brevetti e tecnologie uniche nella trasformazione dell'uva in vino. Tra le varie tecniche utilizzate, vi è la criomacerazione delle uve intere, durante la quale gli enzimi β-glucosidasi scindono i legami di zucchero liberando le componenti aromatiche e facilitandone l’estrazione al momento della mostatura. 
Segue la pressatura sottovuoto, sempre a basse temperature: si lavora in depressione a 0,6 atmosfere: in questo modo s'impedisce l’estrazione di indesiderate sostanze pectiche e tanniche,  evitando quindi l’aggiunta di bentoniti o gelatine, sostanze spesso poco salutari ma anche pericolose per gli allergici: "non estraendo il difetto, inoltre non dobbiamo togliere rischiando di diminuire i pregi".
Si procede poi alla fermentazione che avviene in riduzione d’ossigeno, impedendo possibili fenomeni ossidativi che degraderebbero i profumi originari dei vitigni, il colore e le sostanze organolettiche. Le molecole aromatiche delle uve, i cosiddetti profumi primari del vino vengono preservate al 90% (mentre nei vini comuni normalmente ne rimangono solo il 60%) e il risultato è un prodotto estremamente profumato, sia per i vini bianchi sia per quelli rossi. 
Inoltre, alcuni dei vini di Zuffa non hanno anidride solforosa ma tannini estratti, antiossidanti naturali e in campo si utilizzano solo prodotti estratti da piante o chimici ma con molecole semplici che non penetrano nel grappolo; nessun pericolo che possa venirvi mal di testa con gli speciali vini di Augusto.

Zuffa produce 180 mila bottiglie l'anno e una buona parte viene distribuita all'estero (Cina e America, principalmente) e da alcuni anni presso l'agriturismo si organizzano degustazioni, visite guidate, cene a tema e prossimamente anche matrimoni, perché "dopo  un po' a far le stesse cose mi annoio".
Ma "non si può raccontare di un bacio senza averlo provato e  non si può parlare di vino senza sentire il vino" e noi abbiamo potuto (ri)degustare il suo rosè, e anche Animi Motum, un albana surmaturo dai profumi intensi e persistenti di frutta candita. Io ho portato a casa anche qualche bottiglia, un paio delle quali sono già pronte per la cena tra amici di stasera. Perché l'amore è da condividere!

martedì 16 settembre 2014

Un giro alla Fattoria Moretto

Ancora una volta scrivo sul blog per parlare di amore e passione.
L'amore e la passione hanno portato me e un assortito gruppo di foodbloggers dell'Aifb a trascorrere un breve e intenso weekend nelle colline modenesi, a Castelvetro di Modena, invitati da La Vecchia Dispensa, che ha fatto delle proprie tradizioni familiari un lavoro meraviglioso, fatto di essenze e aromi che confluiscono in un prodotto eccezionale: l'aceto balsamico tradizionale di Modena.
Ma prima di parlarvi di questo mondo magico, fatto di botti profumate e gesti sapienti, dobbiamo fermarci a conoscere un importante prodotto del territorio e lo facciamo grazie ad una gita all'azienda vitivinicola di Fabio e Fausto Altariva, Fattoria Moretto, che produce Lambrusco Grasparossa di Castelvetro.
Io ho avuto subito l'impressione di averli già visti e in effetti avevo anche degustato in precedenza i loro vini. C'eravamo visti a Enologica, ma chissà a quale numero di bicchieri ero arrivata quando mi sono fermata da loro...
 Come potete vedere da vera esperta di vini, questo avevo scritto su di loro, non so se si legge... "biologico, simpatici" e "Canova Buono" con vicino dei segnetti che dovevano esprimere il grado di soddisfazione e una piega alla pagina per ricordarmi i vini migliori tra quelli degustati. Incredibile, vero? Abbiate pietà di me, giuro che prima o poi lo farò un corso di sommelier, magari riesco a dire qualcosa di più di "buono" con tante lineette di soddisfazione accanto... però vi assicuro che riesco a distinguere un buon vino da uno cattivo!
Ma torniamo ai vini di Fausto e Fabio. I vigneti sono allevati  a cordone speronato e a guyot su 6,5 ettari di di terreno, coltivati principalmente a Lambrusco Grasparossa con metodo biologico con esposizione a sud/sud est su terreni limo-argillosi in una zona che gode di ottima ventilazione. 
Dopo aver fatto una passeggiata tra i filari di Lambrusco Grasparossa, dove abbiamo potuto toccare con mano (e assaggiare...) quest'uva vigorosa che deve il proprio nome al colore del graspo nel momento di piena maturazione, Fausto, che si occupa della produzione e della parte enologica,  ci ha spiegato come viene vinificato: questo è il periodo in cui si comincia la raccolta manuale dell'uva, che viene pigiadiraspata e fatta  macerare a temperatura controllata.
Si passa poi alla svinatura del mosto e al mantenimento in cisterne d'acciaio a basse temperature e poi in fermentazione in autoclave. Il lambrusco è quasi pronto, ancora un ultimo passaggio in bottiglia per la maturazione ed è pronto per essere servito!



E dopo tanta teoria, siamo passati alla pratica: in sala degustazione Fabio ci ha fatto incontrare questi vini strepitosi:
abbiamo cominciato con uno scoppiettante Rosé, un vino perfetto per un aperitivo in buona compagnia.
Siamo passati poi al Monovitigno, e per descriverlo vi lascio le parole di Veronelli: “Ho fatto un assaggio del  Monovitigno. Ne ho avuto gioia ed interesse. Ci sono finalmente produttori che hanno compreso il vantaggio di affrontare l’umanissimo vitigno con amore e rispetto.”
Abbiamo degustato il Canova, un vino importante prodotto da una vigna dal quale prende il nome e che ha quarant'anni e il Tasso, un vino dal colore rosso rubino e sentore di frutta rossa fresca.
Praticamente tutti i vini della Fattoria Moretto hanno vinto dei premi. Ma non c'è bisogno di elencarveli, basta sentirli!
Il mio preferito? provateli tutti e poi ne riparliamo!
Io intanto devo cercare il Semprebon: mi fa notare Silvia che mi sono persa un pezzo... (temo di averlo bevuto, ma non averne ricordo. Ero già sbronza?).
I vini della Fattoria Moretto potete acquistarli direttamente in azienda o nelle migliori enoteche. Se pensate di andare a trovarli, sappiate che per i prossimi due weekend a Castelvetro di Modena c'è la 47esima sagra dell'uva e del Lambrusco. Quale migliore occasione!

martedì 20 maggio 2014

Chiocciole melanzane, porchetta e scamorza


Si, sono un pochino entrata in fissa con i lievitati arrotolati.
Ma sono così semplici da preparare e così buoni!!!
Questa volta ho fatto delle chiocciole salate, farcite con quello che il frigo mi offriva. Le ho preparate per un picnic che poi si è fatto in casa, causa maltempo, ma è stato divertente lo stesso!

Ecco gli ingredienti per circa 30 chioccioline:
  • 300 g di farina 0
  • 150 g acqua
  • 5 g di lievito di birra
  • mezzo cucchiaino di sale
  • un cucchiaio d'olio
per condire:
  • 6 fette di porchetta
  • 200 g di melanzane grigliate
  • 150 g di scamorza

 Procedimento semplicissimo:
impastiamo farina e lievito disciolto nell'acqua. Impastiamo alcuni minuti e aggiungiamo il sale disciolto in un cucchiaio d'acqua e l'olio. Continuiamo a lavorare fino ad ottenere una palla liscia e omogenea che metteremo a lievitare fino al raddoppio (circa un'ora).
Una volta che la pasta è lievitata, stendiamo con il mattarello fino ad ottenere un rettangolo di un cm e mezzo circa, adagiamo melanzane, formaggio e porchetta. Arrotoliamo verso il lato più corto, tagliamo in pezzi da 3-4 cm e disponiamo in una teglia da muffin. Cuociamo in forno ben caldo per 15 mn a 180°.
Serviamo non prima di stappare una bella bottiglia di vino. Io ho scelto un Regaleali biancoTasca Almerita: potete ordinarlo su madeinvino, il blog sul vino dove troverete una serie di curiosità sul vino e acquistarlo comodamente da casa.



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