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mercoledì 2 settembre 2015

Viaggio Verso Expo a Bologna

"L'Emilia Romagna in viaggio verso Expo": 5 chef e 40 produttori di qualità in Montagnola

Il viaggio verso Expo è arrivato a Bologna ieri sera e il Parco della Montagnola si è rapidamente popolato di curiosi e appassionati di buon cibo e buon vino: in questa tappa era presente il food truck con lo street food d'autore e l'evento Tramonto DiVino, promosso da Enoteca Emilia Romagna e Ais Emilia e Romagna. 
Insieme ad un calice per degustazioni è stata distribuita la guida Emilia Romagna da Bere e da Mangiare 2015/2016
Insieme ai cuochi e ai sommelier dell'Ais, c'erano le bicitriciclo, guidate dai produttori di spicco della regione. E' stato possibile degustare Parmigiano Reggiano di tutte le stagionature, i migliori salumi del territorio, aceto balsamico tradizionale di Modena DOP e aceto balsamico tradizionale di Reggio DOP. l'olio di Brisighella DOP e tante altre specialità. A me ha colpito particolarmente i pomodori verdi bio sott'olio dell'azienda Agricola Biologica di Chiara Boschi, un grafico pubblicitario che ha trovato la sua vera strada nella  trasformazione dei  prodotti che cura nelle sue terre. L'amore per quello che fa, dicono, le permette di ottenere prodotti incredibili, come le fragole Clary, coltivate a cielo aperto, che diverranno deliziosi succhi e creme spalmabili 100 % frutta.
Ho scoperto inoltre l'interessante storia della Pasta di Canossa che nasce con l'intento di produrre una “pasta che sapesse di pasta” che utilizza il semolato, una lavorazione semi-integrale del grano duro contenente  un maggior numero di fibre rispetto alla pasta tradizionale. 
L'aspetto di questa pasta fa presagire una resa perfetta in cottura e un sapore che forse nelle paste industriali non si ritrova più. Peccato io abbia dimenticato di prenderne un pacco! Le degustazioni presso i banchi dell'Ais avevano fatto effetto...
C'era anche la Lem Carni con il Progetto Erba in  collaborazione con il Dipartimento Scienze Mediche Veterinarie di Bologna  L’obiettivo del progetto è quello di avere una filiera totalmente integrata e a km zero. Gli animali vengono allevati con una dieta a base di erba medica OGM free, un'erba che tra le tante proprietà ha quella di  purificare l’acqua e ha una forte attività anti erosiva. Ho così potuto assaggiare una carne magra, sana  e dal sapore intenso.
E poi, ovviamente, c'erano i cuochi dell'associazione Chef to Chef:
Massimiliano Poggi del ristorante Al Cambio di Bologna che ha preparato l'insalata di cipolle di Medicina riso Jolanda e Fegatini che io non ho potuto assaggiare perché andato a ruba;
Luigi Franchi presenta i cuochi e i produttori, il piatto di Max Poggi e lo staff all'opera nel Food Truck
Gianluca Gorini del ristorante Le Giare di Montiano (FC) con la sua Mora romagnola al pepe verde, cous cous al finocchietto, aglio bruciato ed estratto di limone;
Mattia Borroni del ristorante Alexander di Ravenna, Spaghettini freddi, zuppa di patate e mandorle, aringa e polvere di cipolla;
Andrea Bartolini del ristorante La Buca di Cesenatico (FC)  con un pan di patata, carpaccio di bosega, cipolla di Medicina, salsa tonnata alla mandorla;
Alberto Faccani del ristorante Magnolia di Cesenatico (FC) con il Carpaccio di vitellone, insalata, alghe e verbena. A dare supporto in cucina e al servizio c'erano i ragazzi dell'’Istituto Scappi di Casalecchio e Castel S. Pietro Terme. 
Alberto Faccani e il suo Mare in un panino
Io ho preso gli Spaghettini freddi di Mattia Borroni devo dire che mi hanno piacevolmente sorpreso, considerata la mia avversione per il pesce. Ovviamente tanta era la fame e la voglia di assaggiarli che ho dimenticato di fare la foto. Meno male che c'è santa Silvia di BolognaFood che non era stata presa dalla mia stessa ingordigia e fatto una bella foto!
Foto di Silvia Canini
Bellissima tappa via terra che segna l'esatta metà del viaggio verso expo. Stasera la carovana si sposta in Valsamoggia, con altri interessanti produttori e altri grandissimi chef. Chi può vada!
Tutte le foto della tappa bolognese qui

domenica 30 agosto 2015

A Mezzani inViaggio verso Expo

La prima volta che sentii parlare del Viaggio verso Expo era Marzo 2015, quasi sei mesi fa.
A parlarcene fu un entusiasta Alessio Malaguti, consigliere dell'associazione Chef to Chef e cuoco della Trattoria La Rosa 1908 durante una delle lezioni del corso di Tecnico superiore delle produzioni enogastronomiche tipiche che sto quasi per terminare. Poche settimane dopo ci trovammo all'Antica Corte Pallavicina, dove il presidente di Chef to Chef ci spiegò per filo e per segno quest'incredibile avventura che avrebbe coinvolto tutta l'Emilia Romagna.  Il progetto era ancora in fase larvale, ma è incredibile come quell'idea dello chef Spigaroli si sia realizzata esattamente come era stata immaginata.
Settembre è il mese in cui la Regione Emilia Romagna arriverà all'Expo e Spigaroli, con l'atteggiamento illumininistico tipico dei parmensi, e con la benedizione dell'assessore all'agricoltura, caccia e pesca, Silvia Caselli, ha pensato di arrivarci attraverso una "marcia" trionfale, percorrendo tre diverse strade della regione alla scoperta di tutte le infinite risorse enogastronomiche del territorio:
1) le vie d’acqua, attraverso le motonavi Principessa e Stradivari, trasformate per l'occasione in ristoranti stellati pronti ad ospitare cento persone per una cena suggestiva sul Fiume Po e sul Mar Adriatico;
2) la via di terra rappresentata dalla Via Emilia, attraversata dai Food Truck, delle cucine su strada dove i cuochi di Chef to Chef faranno assaggiare le loro specialità e dalle bicitriciclo, dei banchi d'assaggio dei migliori prodotti della regione;
3) l’Alta Via dei Parchi. un itinerario escursionistico, da Rimini a Piacenza, fatto di storia, di cultura gastronomica  e di incantevoli borghi appenninici.


Il viaggio verso Expo ora è realtà e quest'enorme carovana viaggiante sta coinvolgendo cuochi e produttori, città e paesi interi, esperti e curiosi di buon cibo, attraverso tappe non sempre convenzionali come quella di ieri al porto fluviale di Mezzani (PR) che mi ha permesso di scoprire il Po come mai l'avrei immaginato.

A bordo della motonave siamo stati accolti dai ragazzi dell'Istituto Alberghiero di Salsomaggiore Terme (Pr), che hanno gestito l'intero servizio da veri professionisti. Il docente di sala/bar che era con loro,  Michele Tancredi, ne deve davvero essere orgoglioso.
Durante l'aperitivo, il capitano Giuliano Landini ci ha cojdotto fino a Casalmaggiore: per me è stata davvero un'incredibile esperienza quella di poter percorrere un fiume dalla storia millenaria, sede di scambi commerciali fin dall'epoca romana.

La cena è stata un susseguirsi di piatti strepitosi e di buon vino dell’Enoteca regionale presentati dai sommelier AIS. Il mio piatto preferito? La golosissima bruschetta con crema di Parmigiano Reggiano DOP, pesto di rucola e Prosciutto Crudo di Parma DOP di Silverio Cineri.

La creatura si è mangiata tutto il piatto di tortelli di Parmigiano Reggiano DOP al profumo di lavanda, noce moscata e granella di mandorle di Aurora Mazzucchelli. In realtà s'è mangiato anche qualcuno dei miei tortelli...
Devo dire che io e il mio compagno eravamo piuttosto preoccupati che il quasi quattrenne non avrebbe retto una serata così lunga e una cena con tutte quelle portate, ma tra i giri in lungo e in largo per la Stradivari e qualche gioco si è divertito parecchio!

Il mio compagno ha apprezzato soprattutto il filetto di suino nero di Parma inframezzato di Culatello di Zibello e Tosone: io ho intanto scoperto il Tosone, incredibile non averne mai sentito parlare prima! Il tosone si ottiene dalla rifilatura effettuata sulle forme di Parmigiano prima di essere messo in salamoia: una volta messo nelle apposite fascere, la forma viene rifilata con un coltello e dalle eventuali eccedenze nasce il tosone, una striscia di formaggio lunga e sottile creata dalla pressione della lama sul formaggio ancora tenero.
A me è particolarmente piaciuto il vino in abbinamento, uno strepitoso Sangiovese di Romagna Superiore DOC 2010 di Villa Venti.
 Sul dolce tutti d'accordo. Il maestro Gino Fabbri ci ha lasciato tutti senza parole con la crema di riso alla vaniglia, pesto di amarene alla rosa e croccante di sbrisolona di riso e gelèe di Lambrusco.

Davvero una bellissima esperienza che consiglio a tutti! Per vedere tutte le foto, andate qui , sulla mia pagina Facebook e poi controllate le tappe, siamo ancora a metà viaggio e partecipate! dimostriamo tutti insieme che qui in Emilia Romagna abbiamo ancora voglia di fare, di stare insieme e soprattutto di saper apprezzare i nostri meravigliosi prodotti! questo è davvero il caso in cui il viaggio è ben più importante della meta!
Ci vediamo il primo settembre a Bologna in montagnola!

martedì 2 giugno 2015

Hotel San Salvador a Igea Marina e le meraviglie della Valmarecchia

Che la Romagna sia famosa per il buon cibo e l'ospitalità è risaputo, ma l'accoglienza e le attenzioni che ho ricevuto all'hotel San Salvador a Igea Marina (Rn) sono davvero al di sopra di ogni più rosea previsione!
Insieme a Valentina, Sara e Tonia (blogger infiltrata speciale!) ho avuto la possibilità di conoscere un albergo storico, costruito da Salvatore Poggi nel 1967 insieme alla moglie.

Siamo nel 2015 e Salvatore gestisce questo meraviglioso family green hotel con i figli Federico e Stefano. L'albergo è dotato di pannelli solari, ha effettuato diversi interventi per la coibentazione  termica ed utilizza una particolare vernice foto-catalitica in grado di assorbire e eliminare CO2.
Grazie al piccolo mostro di mio figlio treenne in piena crisi d'affermazione del proprio ego, ho avuto modo di toccare con mano l'infinita pazienza di tutto lo staff e in particolare di Sara che animerà le giornate in spiaggia e in albergo per tutta l'estate.
La cuoca Mirella ci ha deliziato con piatti strepitosi: oltre a un variegato buffet di verdure, ogni giorno abbiamo potuto degustare la sua pasta fresca e ripiena, piatti a base di pesce freschissimo della zona e tante altre leccornìe.
Non posso darvi un giudizio sui dolci, perché per dessert prendevo sempre una fetta di pizza sfornata sul momento e preparata da Federico, pizzaiolo provetto e non solo! insieme a lui abbiamo preparato la piadina, anche con la farina integrale di grano duro coltivata da Salvatore e i gialletti, dei biscotti che, prometto, vi preparerò presto! 
In cucina c'è una grandissima attenzione ai prodotti del territorio.
Nel giorno d'arrivo, abbiamo fatto un giro nei dintorni e abbiamo potuto constatare come i residenti della zona si siano attrezzati per coltivare varie tipologie di verdure, erbe officinali, frutta nei propri piccoli appezzamenti di terreno, una modesta produzione che però assicura il fabbisogno proprio e di alberghi come questo che hanno fatto del rispetto per la natura uno dei propri capisaldi.
Abbiamo visitato anche il nuovissimo mercato ittico di Bellaria, dove si può trovare pescato della zona e cozze e vongole dell'allevamento di mitilicoltura locale. Un paradiso per chi ama il pesce!

Nel pomeriggio siamo anche andati alla scoperta del centro di Bellaria, dove ci sono tantissimi negozi di tutti i tipi.

Dopo aver mangiato un buon gelato, abbiamo fatto una passeggiata al parco del Gelso, un parco delizioso con anatre, cigni, oche e persino dinosauri e uomini preistorici! A Lorenzo è piaciuto moltissimo. Abbiamo anche mangiato i gelsi direttamente dal grande albero sito all'ingresso del parco. Che buoni!

Il giorno successivo abbiamo visitato il Museo/Mulino Sapignoli di Poggio Torriana dove ad accoglierci abbiamo trovato i Fulét Gli Amici del Mulino Sapignoli”, un gruppo che si è preso a cuore la figura magica del mugnaio, uomo scaltro e sapiente come non se ne trovano più, e che con il loro lavoro, gratuito, permettono di tenere in vita questo meraviglioso museo di qualità.
A proposito di Folletti, Silvio Biondi mi ha gentilmente donato il suo bellissimo libro di storie legate al mondo magico del mulino e  tutto illustrato dai bambini. Lo trovate solo andando a visitare il Mulino, vi assicuro che ne vale la pena!

Al Mulino abbiamo fatto anche una degustazione di alcuni prodotti locali.
Foto dalla pagina Fb degli Amici del Mulino
Io ho degustato un Sangiovese Superiore incredibile di Palazzo Astolfi, del succo di Ciliegia della Collina degli Ulivi, il formaggio gessato di Bruno, conosciuto come Formaggio nella Roccia (tipologia Fossa), il miele di Montebello di Torriana (delizioso quello di Acacia, il millefiori non saprei! mi si è rovesciato nella borsa!!!), talmente importante che ogni anno a Settembre viene celebrato attraverso una festa!

Del mulino mi ha affascinato sopratutto l'atmosfera incantata che si respira: secondo me eravamo davvero circondati da curiose presenze!

Lasciati gli amici del mulino, abbiamo fatto un salto a Palazzo Marcosanti, a Poggio Torriana (comune nato da poco dalla fusione di Poggio Berni e Torriana) di origine malatestiana e rinominato da Tonino Guerra "Il castello dei Matrimoni". In effetti è una location fantastica per matrimoni e feste incantevoli! 
Ancora una tappa a Santarcangelo di Romagna, un delizioso paese in provincia di Rimini, uno di quei posti in cui mi trasferirei domani (scusa, Bologna, io ti amo e tu lo sai, però...)!
Si ritorna in albergo per un pranzo rigenerante! 
Nel pomeriggio siamo stati dallo chef e allevatore Roberto Giorgetti che ci ha fatto conoscere il galletto di razza romagnola, una razza che stava quasi per estinguersi, ora in corsa per diventare presidio slow food.
Roberto ha a cuore le razze locali; insieme ai polli dagli incredibili colori alleva oche ciuffate e tacchini della zona. Siamo poi andati a visitare le sue more romagnole, una razza suina autoctona di dimensioni incredibili!
Una visita a casa di Salvatore, con cui abbiamo raccolto le erbe di campo (a onor del vero, io ho fatto foto e mangiato ciliegie e fave...) e poi in cucina a preparare le piade!
Nella foto Salvatore e la cuoca Mirella che raccoglie l'erbette per le piadine
Il giorno dopo abbiamo fatto un veloce giro al Rimini Wellness, per meglio apprezzare la vita all'aperto, le passeggiate lungomare, il cibo genuino...
Durante il pomeriggio una veloce capatina in spiaggia e poi a far biscotti!
La sera, dopo cena (!) abbiamo fatto un giro a Pietracuta di San Leo (Rn) dove si svolgeva la Sagra della Ciliegia. Non poteva mancare una degustazione di ciliegie e di dolci a base di ciliegie. Quanti sacrifici!
Abbiamo così visto e toccato con mano tantissime realtà della Valmarecchia e ci siamo divertiti tantissimo.
Ma il piacere più grande era quello di tornare dopo ogni tappa al San Salvador Hotel, uno di quei posti che ti entrano nel cuore e una volta che vai via pensi soltanto che vuoi ripetere l'esperienza al più presto per farti coccolare ancora dal premuroso staff che fa di tutto per fare unico il tuo soggiorno in Riviera. Indimenticabile!

Per vedere tutte le foto del blogtour, visitate la mia pagina facebook!

mercoledì 20 maggio 2015

Salvia Fritta, Fattorie Aperte e considerazioni sparse sul latte e l'allattamento materno.

Oggi vi lascio una ricetta semplicissima e velocissima della Dott.ssa Chiara Mina, consulente Haccp, responsabile di laboratorio e moglie di Gian Maria Cunial, dell'Azienda Agricola Biologica Elena e della Vigna Cunial
Siamo stati ospiti di questa meravigliosa coppia durante un blogtour con l'Associazione Italiana Foodblogger un po' di tempo fa. E abbiamo potuto apprezzare i loro prodotti magistralmente trasformati dalle mani di Chiara.
Membri Aifb al lavoro!
 Per non parlare dei vini. Io la loro Malvasia semplicemente la adoro.
I meravigliosi piatti di Chiara
Ingredienti q.b.
  • foglie di salvia, biologiche
  • farina di grano tenero 
  • latte intero
Si prepara una tempura con latte freddo e farina. Si immergono le foglie di salvia e si friggono in olio extravergine di oliva. Il latte nell'impasto fa sì che si assorba poco olio, almeno così mi ha spiegato un mio amico pugliese che fa panzerotti da urlo.

A proposito di latte, ieri mi sono imbattuta sul blog di una giornalista vegana che, per farvela breve, sostiene che le mamme occidentali prediligono il latte di mucca per l'alimentazione dei propri piccoli piuttosto che il latte materno perché convinte che rovini il seno o perché lo reputano migliore per i propri figli. Almeno questo è il messaggio che passa, secondo me.
Ma davvero esistono mamme che fanno questa scelta per le sopraccitate motivazioni? e sopratutto, davvero non si trovano argomentazioni migliori per incentivare l'allattamento al seno?
Io sono stata "fortunata": mio figlio ha sempre voluto il latte di mamma, nonostante all'inizio ci avevano consigliato (imposto?) in ospedale la famosa "aggiunta", ma lui, caparbio e testardo come d'altronde è ancora e sempre di più, si attaccava a quella tetta che gli dava pochi grammi di latte, quello che piaceva a lui. Per il primo anno stava dalle 8 alle 12 ore attaccato alle tette per ricevere il nutrimento che gli occorreva. Un incubo. Onestamente. Una roba possibile solo perché ero disoccupata e senza altri figli. Mi è andata bene(?). Ma tante altre mamme che conosco non ce l'hanno fatta ad allattare: perché dovevano tornare a lavorare 8 ore al giorno, altrimenti avrebbero perso il posto (ritrovarlo, poi?); perché hanno avuto bimbi prematuri che non hanno potuto allattare; perché hanno dovuto curarsi o fare degli esami incompatibili con l'allattamento.
Mamme che hanno avuto paura di rovinarsi il seno ne conosco? no. Certo, ci saranno, ma piuttosto che far sentire le donne delle mamme degeneri, perché non puntiamo a sensibilizzare gli ospedali, a prevedere ore di assistenti all'allattamento al proprio domicilio, come succede nei paesi anglosassoni, a rafforzare i diritti alla maternità che in questo stato ci sono ma difficilmente vengono applicati?
Io il latte a mio figlio l'ho dato, e continua a non piacergli. Ma c'è una cosa che adora, che ha sempre adorato e che è stato il mio salvacena quando il bimbo era inappetente: il Parmigiano Reggiano DOP.

Tre ingredienti: latte, sale, caglio. Nessun additivo e conservante, adatto all'alimentazione dei bambini fin dallo svezzamento. 
Igino Morini, Consorzio Parmigiano Reggiano DOP
Ma volete sapere come si fa il Parmigiano Reggiano DOP? visitate i caseifici! potete contattare direttamente il Consorzio del Parmigiano Reggiano DOP o approfittare di fattorie aperte: per  i prossimi tre weekend potete visitare tantissime aziende agricole in tutta l'Emilia Romagna e conoscere da vicino prodotti e produttori. 
Salatura del Parmigiano Reggiano DOP
Io credo davvero che bisogna sapere cosa si mangia, ma non perché ce lo dice un qualche personaggio "famoso" o un qualche sito dalle dubbie fonti o peggio un qualche libro di individui che senza avere né le competenze né le conoscenze si prendono la responsabilità di dirci cosa mangiare.
Informatevi, si. Ma attenzione alle fonti!

sabato 14 febbraio 2015

Augusto Zuffa e i suoi eccezionali vini biologici


Oggi è S. Valentino? e io vi parlo di amore! Vi parlo di vino!
D'altronde, tra le varie teorie riguardo l'etimologia della parola "vino" vi è quella che la farebbe derivare dal sanscrito vena, termine formato dalla radice ven, che significa "amare": non a caso, dalla stessa radice deriva il latino Venus, Venere. Sarà vero?
Quello che è certo è che l'uva ha sempre accompagnato l'uomo, chiaramente tranne dove è troppo freddo o caldo: nel 1985 nelle terre imolesi molte piante seccarono, considerato che si raggiunsero i -25°.
Il Vino è preistoria e storia:
in un inno che risale al 4000 a. C. troviamo Enki, dio della sapienza nella città di Eridu, in Mesopotamia che "s'avvicinò alle provviste delle bevande inebrianti, s'accostò al vino".
Per gli egizi il vino era medicamentoso: i medici dell'antico Egitto avevano compreso che l'alcol è in grado di rompere e disciogliere le molecole degli alcaloidi vegetali meglio dell`acqua. 
Ritroviamo poi il dio Dionisio e il dio Bacco, dei del vino della tradizione greca e latina. Arriviamo a Gesù, e il vino diventa persino sangue.
Il vino, come ama ribadire Augusto Zuffa (l'avevamo già incontrato qui e in una degustazione di vini biologici all'edizione Sana 2012), è "memoria e testimonianza di storia, cultura, tradizione e territorio, nostra forma di espressione ed eredità" e tutte le cose che vi ho raccontato finora fanno parte del suo meraviglioso bagaglio culturale. Augusto Zuffa è un poeta viticoltore, un uomo profondamente innamorato del vino.
Il rispetto per il territorio è uno dei punti di forza delle cantine Zuffa: la materia prima proviene dalle terre coltivate sui colli imolesi fino a Dozza e ai Casalfiumanese e nella provincia di Bologna, verso Ozzano e Maggio (l'antica Claterna), assecondando la personalità delle uve e delle vigne in modo assolutamente naturale.
Zuffa sceglie una produzione biologica, ancor prima che si cominciasse a parlare di certificazione biologica, nel rispetto dei suoi tre valori fondanti: salute, affetti, lavoro. Senza la salute, afferma Augusto, è complicato gestire le relazioni affettive ed anche avere un'attività professionale soddisfacente. 
Così il vino di Zuffa vuole essere innanzitutto medicamentoso: il vino curato diviene curativo, nel rispetto della materia e dell'energia di cui siamo fatti.
Il buon vino protegge i mitocondri che rappresentano le centrali energetiche delle cellule, quindi mantiene giovani, ma non solo: il vino favorisce la digestione favorendo la peristalsi intestinale, protegge da malattie cardiovascolari e da molte patologie metaboliche. Ovvio che il buon vino viene dall'uva buona e la tecnologia deve solo dare una mano, non intervenire per modificare vendemmie non eccezionali.
Il vino per Zuffa è amore e passione e ciò implica anche l'esigenza di migliorarsi e di reinventarsi nel rispetto dei principi portanti del proprio lavoro: è il minimo che la sua cantina sia stata scelta a rappresentare l'Emilia Romagna nelle eccellenze d'Italia all'EXPO 2015. Per l'occasione nasce il Vinea Zuffa Sangiovese Riserva, l’Emilia Romagna official wine, un vino che con i suoi 22 oligoelementi, vitamine e antocianine, bevuto in maniera consapevole, non può che far bene.
Il lavoro in cantina, il "luogo  dove si plasma la materia prima, dove l'uomo e la natura in sinergia contribuiscono a creare e comunicare emozioni", avviene nel massimo rispetto delle uve. 
La Cantina Zuffa vanta numerosi brevetti e tecnologie uniche nella trasformazione dell'uva in vino. Tra le varie tecniche utilizzate, vi è la criomacerazione delle uve intere, durante la quale gli enzimi β-glucosidasi scindono i legami di zucchero liberando le componenti aromatiche e facilitandone l’estrazione al momento della mostatura. 
Segue la pressatura sottovuoto, sempre a basse temperature: si lavora in depressione a 0,6 atmosfere: in questo modo s'impedisce l’estrazione di indesiderate sostanze pectiche e tanniche,  evitando quindi l’aggiunta di bentoniti o gelatine, sostanze spesso poco salutari ma anche pericolose per gli allergici: "non estraendo il difetto, inoltre non dobbiamo togliere rischiando di diminuire i pregi".
Si procede poi alla fermentazione che avviene in riduzione d’ossigeno, impedendo possibili fenomeni ossidativi che degraderebbero i profumi originari dei vitigni, il colore e le sostanze organolettiche. Le molecole aromatiche delle uve, i cosiddetti profumi primari del vino vengono preservate al 90% (mentre nei vini comuni normalmente ne rimangono solo il 60%) e il risultato è un prodotto estremamente profumato, sia per i vini bianchi sia per quelli rossi. 
Inoltre, alcuni dei vini di Zuffa non hanno anidride solforosa ma tannini estratti, antiossidanti naturali e in campo si utilizzano solo prodotti estratti da piante o chimici ma con molecole semplici che non penetrano nel grappolo; nessun pericolo che possa venirvi mal di testa con gli speciali vini di Augusto.

Zuffa produce 180 mila bottiglie l'anno e una buona parte viene distribuita all'estero (Cina e America, principalmente) e da alcuni anni presso l'agriturismo si organizzano degustazioni, visite guidate, cene a tema e prossimamente anche matrimoni, perché "dopo  un po' a far le stesse cose mi annoio".
Ma "non si può raccontare di un bacio senza averlo provato e  non si può parlare di vino senza sentire il vino" e noi abbiamo potuto (ri)degustare il suo rosè, e anche Animi Motum, un albana surmaturo dai profumi intensi e persistenti di frutta candita. Io ho portato a casa anche qualche bottiglia, un paio delle quali sono già pronte per la cena tra amici di stasera. Perché l'amore è da condividere!

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