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giovedì 27 ottobre 2016

Il macco di fave


Oggi è la Giornata Nazionale del Macco con le fave, celebrata oggi dal Calendario del Cibo Italiano. la cui ambasciatrice è Stephanie.
Il macco di fave o meglio, Màccu di favi, è un piatto tipico siciliano inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T).
Un piatto antichissimo, consumato dai nostri contadini, in Sicilia e in tante altre zone del Sud Italia a base della "carne dei poveri", le fave.
Io da piccola non lo mangiavo.
Non ero una verdurara come la creatura (che culo) e ora invece lo apprezzo tantissimo anche se preferisco quando me lo cucinano. A dir la verità, in questo periodo preferisco qualsiasi cosa mi cucinino gli altri. Ma non divaghiamo.
Poiché è un piatto che non faccio spesso (va bene. Mai. Non l'ho fatto mai), come ogni foodbloggha seria che si rispetti mi sono affidata a fonti bibliografiche attendibili: l'internet. E ho fatto una interessante scoperta che merita sicuramente maggiore approfondimento,
Devo ringraziare questa giornata nazionale perché non solo ho superato la diffidenza verso questo piatto semplicissimo e gustoso, ma mi ha permesso di ritrovare un piatto perduto, u pitirri.
U pitirri è un piatto antico e il nome sembra essere legato ad una delle attività lavorative più rappresentative della Sicilia di un tempo: secondo Giovanni Ruffino, docente di Linguistica italiana, linguista, glottologo e dialettologo, per pitirri s’intende uno stato dello zolfo, quando si trova mescolato insieme ad altro materiale. Proprio così si mangia u pitirri, una pasta di farina di semola simile al cous cous, mescolata e cotta insieme alle verdure. Si può mangiare come zuppa, o fatto rapprendere, si taglia a pezzetti e si frigge. Le verdure usate per questa minestra Isono le più svariate, in prima linea il finocchietto, che io proprio non amo, ma a Sutera, paese dell'entroterra siciliano dove i miei sono nati e cresciuti prima di emigrare, si mangia anche con il macco di fave. Ho fatto una piccola ricerca chiedendo intanto a mio papà, 80 anni e un po', che mi ha raccontato di averla mangiata quand'era "più giovane", ma di non ricordare come fosse fatta. Mi è bastato un giro tra i parenti rimasti a Sutera, per scoprirne di più. Per fare u pitirru occorre impastare acqua e farina di semola di grano duro, si passa l'impasto ottenuto attraverso un setaccio dalle maglie larghe, i "granelli di pasta" ottenuti si fanno seccare due, tre giorni e sono pronti per essere utilizzati. Purtroppo avrei voluto tanto provare a preparare questa pasta,  ma non ho trovato un setaccio con le maglie abbastanza larghe. Ho così fatto ricorso alla pasta industriale, quella che meglio si avvicinava e mi sono arricriata! e da oggi credo che u maccu lo mangerò più spesso!

Ingredienti per 3 persone:

  • 400 g di fave secche
  • 200 g di pitirru  o pasta di piccole dimensioni
  • una cipolla
  • olio extravergine di oliva q.b.
  • sale q.b. e pepe a piacimento

Procedimento:
Lasciamo le fave secche in acqua fredda per una notte. Il mattino dopo, togliamo la pellicina dalle fave (ottimo antistress!).
Tagliamo la cipolla e soffriggiamo con poco olio. Aggiungiamo le fave e abbondante acqua (l'acqua deve superare le fave almeno di due dita), cuociamo a fiamma dolce, per un paio d’ore e rimestiamo di tanto in tanto schiacciando le fave con un cucchiaio di legno.
A fine cottura ci troveremo una purea che va aggiustata di sale: è il punto di aggiungere la pasta (e un pochino d'acqua, se occorre).
Impiattiamo e condiamo con un filo d'olio, una girata di pepe, se ci piace.
Serviamo!

lunedì 11 novembre 2013

Sfincione ... svizzero!

Tempi duri, amici miei. Anche le aziende più solide, possono svanire in un soffio: sembra che questa sorte toccherà anche all'azienda per cui lavoro dal 2009, CUP2000, una S.P.A. che da anni assicura ai bolognesi un servizio di prenotazione, di informazione, di accoglienza che non ha eguali in Italia. Ma il socio maggioritario, la Regione Emilia Romagna, ha deciso che la società dovrà svolgere altre mansioni e che tutte le attività di sportello dovranno scomparire: così io, insieme a circa 330 persone, stiamo per perdere il nostro lavoro. E il paradosso è che noi "funzioniamo" e "produciamo", ma evidentemente questo non basta e neanche le vite di 330 persone e le loro famiglie sono significative in un Italia dove spesso prevalgono gli interessi di persone che non hanno a cuore le sorti di questo povero piccolo paesello. 
Cosa ci rimane?
Emigrare.
Ecco, io mi sa che comincio a mandare qualche curriculum in giro per l'Europa, come tanti miei amici hanno fatto, oppure potrei fare come si faceva e si fa ancora in alcune parti dell'Italia, mi faccio un bel carrettino e mi metto a vendere sfincione! lo sfincione a Palermo è lo street food per eccellenza: costa poco, è facile da mangiare, è delizioso e non fa ingrassare (e no, perchè se poi uno si fa un'ora di camminata, in giro per i mercati e i monumenti di Palermo lo sfincione si smaltisce in un attimo...)
E' così che è nata l'idea di uno sfincione svizzero, con lo sbrinz, un formaggio che non ha niente da invidiare al nostro caciocavallo. Se un giorno in svizzera vedete una tipa con un bimbo e un carretto che vende sfincione, sono io...
Intanto, ecco la ricetta (nel caso qualcuno si volesse mettere in affari):

Ingredienti:
per la pasta di pizza:

  • 350 gr di farina di semola di grano duro rimacinata
  • 150 gr di farina 00
  • 4 gr di lievito di birra
  • un cucchiaino raso di sale 
  • un cucchiaino raso di zucchero
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • 300 -350 ml di acqua
per la farcia:
  • 400 gr di cipolla rossa e bianca
  • 2 cucchiai d'olio
  • 200 gr di pangrattato
  • 10 pomodori secchi
inoltre:
  • 200 gr di sbrinz a fette
  • 100 gr di sbrinz grattugiato



Per prima cosa, lavoriamo l'impasto per la pizza: nella planetaria mettiamo la farina, il lievito sciolto in poca acqua e un cucchiaino di zucchero. Lavoriamo aggiungendo tutta l'acqua necessaria ad ottenere un impasto piuttosto morbido. Aggiungiamo l'olio dopo una decina di minuti e una volta che l'impasto sarà lucido ed elastico, mettiamolo in una ciotola coperta con la pellicola e lasciamo lievitare una mezz'ora. Passato questo tempo, mettiamo in frigo per una notte. Qualora volessimo fare una lievitazione in giornata, triplichiamo la dose di lievito e lasciamo lievitare un'ora e mezza.
Affettiamo le cipolle e lasciamo stufare in padella con l'olio e mezzo bicchiere d'acqua.
Una volta che saranno morbide, aggiungiamo il pangrattato e lasciamo cuocere finché questo non perderà tutta l'acqua assorbita dalle cipolle e diverrà croccante. Aggiugiamo i pomodori secchi a pezzetti e spegniamo il fuoco.
Stendiamo l'impasto su una teglia oliata. Disponiamo le fette di formaggio e sopra di esso il nostro preparato di cipolle.
Infine, spolverizziamo con lo sbrinz grattugiato e inforniamo per 20-25 minuti a 220°.
Serviamo!
Con questo post partecipo al contest "swiss cheese parade" di Peperoni e Patate in collaborazione con Formaggi Svizzeri.


martedì 7 giugno 2011

Sarde a beccafico versione finger food


Vi propongo una ricetta facilissima per far mangiare il pesce anche a chi, come me, non lo ama!
Si tratta delle sarde a beccafico, un must della cucina siciliana, delle quali vi sono diverse varianti -qui quella palermitana:
ingredienti (per quattro persone):
- 1 chilo di sarde
pangrattato (200-250 gr)
- 80 grammi di uva passa
- 100 grammi di pinoli
pecorino grattugiato o altro formaggio intenso -la ricetta non lo prevede ma vi ho detto che non amo il pesce...-
alloro, zucchero, sale, pepe, prezzemolo e olio evo



Tostate il pangrattato in padella con tre cucchiai di olio; aggiungete uvetta, pinoli, formaggio, spezie e erbe.
Pulite il pesce, togliete le viscere e la testa; lavate per bene e aprite le sarde a libro; inserite un cucchiaio della miscela preparata, richiudete e avvolgete ogni sarda su se stessa disponendola in una pirofila;
finite di preparare tutte le sarde, irrorate con un filo d'olio e  cuocere per 10-15 minuti (io le mangio un po' secchine, quindi 15...se le volete più morbide -come si dovrebbero mangiare, 10 mn bastano!) in forno a 180°.
Sono ottime come antipasto ma anche come secondo, sia calde che fredde! Questa volta le ho servite su dei chiccosissimi cucchiaini di atmosfera italiana!


lunedì 13 dicembre 2010

La cuccìa per S. Lucia

Il 13 Dicembre i panettieri siciliani riposano...perché per Santa Lucia da noi si mangia il grano, ma solo integro, niente farina e niente cibi che la contengono: 
quello che non puo' mancare in ogni famiglia siciliana è la cuccìa, un cibo votivo che si mangia ormai da più di due secoli:
narra la leggenda che nel 1646, durante la dominazione spagnola, la Sicilia fu colpita da una pesante carestia  e che proprio il 13 dicembre arrivasse sulle coste siciliane (alcune leggende vedono Siracusa come città protagonista, altre Palermo) una nave carica di frumento: il grano venne distribuito alla popolazione affamata che non perse tempo a macinarlo, ma lo mangiò così, dopo averlo bollito.
E la cuccìa (da cucciu/cocciu = chicco) altro non è che frumento bollito...arricchito di tutto quello che vi viene in mente...
Io l'ho cucinata come la prepara la mia dolce mamma che mandandomi un bel pacchettone pieno di leccornie sicule (i carciofi e le olive di papà, la nostra tuma, le arance etc) si è ricordata di mettermi dentro anche un po' di grano (che mica è così facile trovare il grano non macinato qui a Bologna!!!)

ingredienti per quattro porzioni (piccole...):
200 gr di grano
50 gr di ceci
2-3 foglie di alloro
sale un pizzico
scorza d'arancia

Si mette a mollo il grano in acqua fredda per tre giorni cambiando l'acqua ogni giorno. 
La sera prima che cuoceremo la nostra cuccìa ammolliamo anche i ceci. Il giorno seguente (noi la si cuoce il 12 sera) mettiamo il grano e i ceci in una pentola e li copriamo d'acqua (anche più di due terzi d'acqua), aggiungiamo qualche foglia di alloro, un pizzichino di sale e lasciamo cuocere per due ore e mezza a fuoco basso (se la si vuole con i chicchi molto aperti si prolunga la cottura).
Passato questo tempo, si spegne il fuoco, si aggiunge la scorza di un'arancia (siciliana ovviamente) si copre la pentola con una coperta di lana, affinché il grano continui a cuocere e ad ammorbidirsi.
L'indomani la si mangia come si vuole! la si scalda un po' e si aggiunge qualche "arricchimento": io ho utilizzato un po' di ricotta e dello zucchero;
tra i condimenti che vanno per la maggiore:
- cannella
- vin cotto
- miele
- cioccolato
Esiste anche una versione salata, ma quella ve la mostra la mia amica Luna!

questo piatto mi piace soprattutto perché fa parte del  nostro folklore (non sono tanto religiosa...) e come tutte le cose legate alle proprie radici va ricordata con dignità e rispetto! viva le tradizioni!

lunedì 10 maggio 2010

arancini di riso e un pensiero per Peppino

Piu' che postare la ricetta degli arancini, che tanto su internet se ne trovano in quantità, vorrei darvi qualche consiglio tecnico per la riuscita di questo sfiziosissimo cibo da strada siculo:











il riso:
-il riso dev'essere di scarsa qualità...prendetelo al discount, quello per minestre, e cuocetelo in poca acqua, cosi' conserva piu' amido e si incolla meglio...
-quando il riso è cotto, aggiungete qualche fiocco di burro (20 gr per 100 gr di riso) e volendo qualche cucchiaiata di parmigiano o grana grattugiato.
Stendete su di una teglia ricoperta di carta forno, dev'essere spesso massimo un cm.
Questa operazione si puo' fare anche il giorno prima: una volta freddo si tagliano dei quadrati di pasta (10-12 cm) e potete formare delle palline con un buco in centro: non vi rimarrà che aggiungere il ragù con un cucchiaino. In questo modo però avrete degli arancini con poco ripieno. Se preferite avere più ragù che riso allora poggiate direttamente il quadrato di riso sul palmo della mano, disponete su di esso un cucchiaio abbondante di ragù e alcuni pezzetti di formaggio e stringete il palmo aiutandovi con l'altra mano a formare una palla. Non importa se un po' del condimento sembra fuoriuscire, l'importante è compattare bene la nostra arancina.
Il ripieno
- carne di manzo, passata di pomodoro e piselli: questo il ripieno "classico"; per una buona riuscita il ragù dev'essere freddo e ben ristretto;
- come formaggio è preferibile usare della provola, se si preferisce la mozzarella, dev'essere ben scolata.
La panatura:
ci sono due versioni, secondo me ugualmente buone:
1) la panatura con la pastella di farina e acqua
2) la panatura con uova e pangrattato
nel primo caso si passano direttamente nella pastella, nel secondo si possono prima passare nella farina, poi nell'uovo e poi nel pangrattato oppure direttamente con uovo e pangrattato.
La cottura:
Gli arancini si possono preparare con un giorno di anticipo e friggere al momento; in questo modo non c'è pericolo che si aprino.
Gli arancini fritti sono una goduria e se fatti bene assorbono pochissimo olio, ma se si vuole evitare di impuzzare casa si possono anche cuocere al forno e vengono ottimi lo stesso, certo un po' meno calorici e goduriosi...
Se volete provare la mia ricetta eccola!




Ingredienti per 16 arancini:

  • 300 gr di ragù con piselli
  • 150 gr di formaggio (provola, scamorza, o mozzarella ben scolata)
  • 300 gr di riso ben cotto al quale vanno aggiunti, una volta scolato, 60 gr di burro e 60 gr di formaggio grattugiato
  • 2 uova 
  • 100-150 gr di pangrattato
  • sale, pepe, olio per frittura


il post lo concludo con una canzone in ricordo di un grande uomo ammazzato dalla mafia trentadue anni fa; quest'anno quanto meno una bella notizia: la casa di Badalamenti, la bestia che ha deciso l'assassinio di Peppino Impastato, è stata affidata all'Associazione Impastato, nella speranza che oltre agli atti simbolici si faccia di più per estirpare il male da questa terra, dalla Sicilia e ahimè, dall'Italia.




sabato 20 marzo 2010

Le 'mbriulate

Questa ricetta giaceva insieme alle foto in qualche abbandonata cartella nel mio pc; aspettavo di rifarla per cercare di fare delle foto degne, ma visto che per un po' non riuscirò a caricare foto sul pc ve la posto perche' merita!!!
Approfitto di questo post per fare due precisazioni:

1) CaltaniSSetta si scrive e si pronuncia con due S: deriva da Q'al'at Nissa, cioè"Castello delle donne".
2) Gli abitanti di Caltanissetta si chiamano Nisseni e non terroni come recitava una triste battuta.
Dopo questa rara botta di campanilismo mi sento meglio e sono pronta a postarvi la ricetta!

Le 'mbriulate sono caratteristiche della provincia di Caltanissetta -si trovano a Sutera, a Milena, a Campofranco ma non a Caltanissetta; consistono di pasta da pane arrotolata (non pasta sfoglia come ho trovato in giro per alcuni siti!) ripiena di caciocavallo, macinato di manzo e suino, cipolla, eventualmente patate e olive. A me pero' piacciono di piu' con la pancetta, la cipolla e il formaggio ma potete metterci quello che volete!

ingredienti (ne dovrebbero uscire 6-8):
300 gr di farina 00
300 gr di farina rimacinata
10 gr sale
25 lievito di birra
acqua quanto basta

per il ripieno:
400 gr di pancetta
2 cipolle affettate e ammorbidite in padella con acqua e olio
400 formaggio a piacere (io ho usato della scamorza) Una volta che l'impasto è lievitato ricaviamo 6-8 palline che stenderemo (a mano o con il mattarello, come preferite); mettiamo sulla base gli ingredienti che piu' ci piacciono e poi arrotoliamo la pasta dando infine una forma a chiocciola; cuociamo in forno caldo a 200 gradi.
buone come piatto unico ma eventualmente anche per un buffet, magari di dimensioni ridotte però!


venerdì 12 marzo 2010

mafalde con le panelle!

Sono ormai dieci anni che vivo lontana dalla mia terra e devo confessarvi che la mia casa adottiva, l'Emilia Romagna, culinariamente parlando non mi fa rimpiangere particolarmente la mia terra.
Ma il cibo di strada...beh, quello è una cosa che mi manca eccome!
E se penso al cibo di strada non possono non venirmi in mente le mafalde con le panelle...una ricettuzza tutta sicula dal pane al condimento...

Partiamo dal pane: le mafalde sono un tipico pane morbido siciliano con la forma caratteristica che si vede nella foto. Per la ricetta mi sono ispirata a quella di Marcella, apportando delle piccole modifiche.
Ingredienti per le mafalde:
500 gr di farina 00
10 gr lievito
50 gr latte
350 gr di acqua
15 gr di sale
30 gr strutto
semi di sesamo

Si impasta il tutto e si lascia lievitare l'impasto fino al raddoppio; dopodichè si divide l'impasto in 6-8 pezzi (a seconda di quanto grandi vogliamo le nostre mafalde; io ne ho fatte 6); si devono ricavare dei cordoncini lunghi non sottili: direttamente sulla teglia disponiamo questo cordoncino a mo' di serpentello attorcigliato o a doppia "s", insomma, spero si capisca dalle immagini...e l'ultima parte del cordoncino lo disponiamo sopra questa doppia s; si cospargono di semi di sesamo, lasciamo lievitare per un'altra mezz'ora e cuociamo in forno a 220° fino a che non assumono un bell'aspetto dorato.

Per le mafalde ho provato anche la ricetta di Marble che utilizza una ricetta delle sorelle Simili per il pane siciliano; a fianco le foto;
Qui è il caso di spendere due parole sul pane siciliano: esistono due tipi di pane in Sicilia:
il pane di grano duro (da cui la ricetta delle Simili) e il pane di grano tenero: con quest'ultima farina si fanno panini e mafalde che devono risultare senza crosta e soffici soffici. La versione delle Simili è adatta al pane "imbottito" (con salumi e formaggi) mentre per mangiare pane e panelle ci vuole il pane con grano tenero perchè una volta addentato il panino si deve scuagliare in bocca!

e ora veniamo alle panelle:
750 ml acqua
250 gr farina
sale
-alcuni aggiungono all'impasto anche prezzemolo e pepe, io preferisco aggiungere una spolverata di pepe e prezzemolo in mezzo al pane con le panelle-
vi serviranno inoltre:
2 latte vuote di olio
filo interdentale...

si mette in un tegame la farina di ceci, mezzo cucchiaino di sale e si versa l'acqua mescolando energicamente con una frusta. Si mette la pentola a fuoco basso e si continua a mescolare con un cucchiaio di legno fino a che la nostra miscela non cominci a bollire; una volta portata a bollore versiamo il composto dentro le latte, dando ogni tanto dei colpetti alla latta affinche' l'impasto si compatti.
Lasciamo raffreddare per almeno un paio d'ore. L'impasto lo si puo' tranquillamente preparare il giorno prima.
Una volta freddo ci armiamo di filo interdentale e lasciamo scorrere l'impasto fuori dalla latta e con il filo lo "affettiamo". Abbiamo ottenuto così le nostre panelle che friggeremo in abbondante olio.
Le panelle si consano con limone, pepe, se si vuole menta e/o prezzemolo: in mezzo una mafalda appena uscita dal forno è il massimo della delizia.
Aggiungo un video dove preso da youtube dove si vede un "vero" panellaro all'opera. Ineguagliabile!


Con questo post partecipo alla raccolta di Giulia


sabato 6 marzo 2010

Le ravazzate: cronaca di un mezzo successo

In questi ultimi tempi si è parlato della mia amata Palermo qui e qui: mi sono subito ritrovata in un turbinio di ricordi: luoghi, persone, odori...soprattutto odori! anche perchè, diciamolo, io la cucina palemmitana non è che me la sia goduta poi tanto, considerato che ero vegetariana quando ho vissuto a lì... quando entri in una rosticceria a Palermo e domandi: "che Pezzi ha senza carne?" ti indicano o i calzoni con spinaci e prosciutto o i rollò con i wustel e quando tu obbietti che non sono vegetariani, ti senti rispondere: "e perchè? mica c'è carne!"; la carne a Palermo è CARNE, quella che si compra in macelleria, che c'entrano i wustel e il prosciutto!!!
almeno così era una decina di anni fa!

ma comunque, tornando alla ricetta di oggi: le ravazzate.
A Palermo, e in tutta la Sicilia, la rosticceria è da urlo: si usa un impasto semi-dolce e i ripieni sono sempre goduriosi.
Le ravazzate sono delle brioche (con o senza tuppo, per capire di cosa sto parlando andate a trovare la maestra) ripiene di ragù;
si possono trovare con o senza besciamella; credo non vi sia nella ricetta originale del formaggio (se magari ci fosse qualche palermitano in ascolto, consigli e pareri, please!):

io le ho fatte così: ingredienti:

per l'impasto (qui la ricetta originale; io ho fatto solo delle piccole varianti cercando di tagliare vagamente le calorie, ma di contro, mi sono uscite più "panose": per farle piu' "briosciose" mantenere le proporzioni di zucchero e strutto e farina di 1:10):

1.200 gr di farina (io ho usato 1 k 00 e 200 gr grano duro -in realtà sarebbe meglio tagliare la 00 con la manitoba (o simili) qualora si vogliano delle brioche più morbidose)
100 gr zucchero
100 gr strutto (indispensabile: non esiste pensare di sostituirlo con olio o burro!)
un cucchiaio abbondante di sale (20? 30 gr?)
50 gr di lievito
acqua quanto basta (e lo so...mi dimentico di pesarla...cmq dai 600 agli 800 ml, circa...)

per il ripieno (qui l'ispirazione ma decisamente diverso il mio ragu'!):

500 gr di macinato (250 gr suino e 250 gr vitello)
750 ml di passata di pomodoro
250 gr di piselli (io ne avevo appena 100 gr e quelli ho usato...ma se ne mettevo di più, credo sarebbe stato meglio...)
pochissima cipolla
mezza carota
100 ml di vino rosso

per la besciamella (anch'essa indicativa, ho fatto ad occhio):

60 gr burro
70 gr di farina
700 ml di latte
sale e pepe

inoltre:

semi di sesamo per guarnire e latte e uovo per spennellare.

si lavora l'impasto finchè non è liscio e morbido e lo si lascia lievitare fino a quando non è raddoppiato di volume;
nel frattempo si fa il ragù: in un tegame si mette la cipolla e la carota affettata con un po' d'acqua; una volta che gli odori si sono ammorbiditi, si aggiunge il tritato, lo si fa cuocere a fiamma viva per qualche minuto e si aggiunge 100 ml o poco meno di vino rosso; lo si fa evaporare e si aggiunge la passata di pomodoro; si lascia cuocere il sugo fino a che non è bello ristretto;
per la besciamella, si mette il burro a pezzetti in un tegame, lo si lascia sciogliere e si aggiunge la farina, si mescola per bene e si aggiunge il latte, il sale e se si vuole il pepe; anche la besciamella si lascia cuocere, sempre mescolando, finchè non è bella soda.
Una volta che l'impasto è lievitato, se ne ricavano delle palline (lasciamo da parte due palline che serviranno per fare il "tuppo"): ne dovrebbero uscire 22-24;
a questo punto si prende una pallina, la si stende sul palmo della mano (non deve essere troppo sottile altrimenti il ripieno buca l'impasto!) e si mette un cucchiaio colmo di ragù e uno di besciamella; si tirano i lembi dell'impasto verso il centro, si compatta la pallina e la si dispone sulla teglia con la parte liscia rivolta verso l'alto -in parole povere il procedimento è uguale a quello dei panini che formano il danubio-.
Finita questa operazione si fa una leggera pressione al centro della nostra pallina (io questo passaggio l'ho saltato e esteticamente questa cosa si nota!) e si dispone una pallina di pasta piu' piccola, il nostro "tuppo".
Ora si dovrebbero spennellare le brioche con uovo e latte...e io non l'ho fatto e si vede! e infine vanno lasciate a lievitare per un'altra mezz'ora...ma io le ho ficcate subito in forno perchè avevamo fame!
ora, non che non siano venute buonissime anche così, ma una seconda lievitazione gli avrebbe conferito ancora più morbidezza...sarà per la prossima volta, tanto è certo che le rifaccio!
il forno a 220 gradi finchè non assumono un bell'aspetto dorato -per il mio forno 15 mn sono sufficenti, ma lui cuoce sempre tutto prima...

Come variante si può usare, al posto della besciamella, della mozzarella o altro formaggio a piacimento; io però ritengo che con la besciamella il risultato è di gran lunga migliore!

Ragazze/i provatele!



sabato 16 gennaio 2010

Biscotti di mamma

Questi sono tra i miei biscotti preferiti, per certo i biscotti migliori che fa la mia adoratissima mamma! quest'anno per la prima volta ho avuto la possibilità di farli con lei! ed eccovi la ricetta di questi profumatissimi biscotti pieni di calore e calorie...

Ingredienti:

per la pasta:
500 gr di farina
150 gr di zucchero
125 gr di strutto
5 gr di ammoniaca per dolci
1 bustina di vanillina
acqua quanto basta (150-200 ml c.ca)
un paio di cucchiai di martini (facoltativo)
un pizzico di sale

per il ripieno:
100 gr di miele
500 gr di mandorle tritate grossolanamente
250 gr di marmellata (pesche o albicocche)
15 cl di sambuca
acqua se necessario
200 gr zuccata

per decorare:
pistacchi tritati

Nei biscotti che vedete nelle foto abbiamo usato il lievito per dolci al posto dell'ammoniaca ma a me piacciono di piu' con quest'ultima perche' si gonfiano di più e sono più friabili.

Dunque, si impastano gli ingredienti per la pasta aggiungendo dell'acqua a poco a poco fino ad ottenere un impasto compatto. Si mette in frigo l'impasto per un'oretta;
nel frattempo si fa il ripieno mescolando tutti gli ingredienti insieme;
A questo punto si stende la pasta e si sistema il ripieno, vi si adagia un altro strato di pasta e con le formine si tagliano i biscotti:
in forno per 15-20 mn a 180°

vi consiglio vivamente di provarli, sempre che riusciate a trovare la zuccata, una specie di zucca candita ma molto meno dolce e molto piu' morbida, che in Sicilia si trova un po' ovunque ma che qui al nord proprio non riesco a trovare...sigh!!!

sabato 31 gennaio 2009

ecco i "virciddati" di sutera!


Giusto per farli vedere alla mia amica Luna, posto questi biscotti tipici di Sutera, piccolo paesino dell'entroterra siciliano, in provincia di Caltanissetta. I biscotti in questione mi sono stati amorevolmente spediti da mia mamma e hanno affrontato il lungo tragitto, dalla solare Sicilia alla umida Bologna (sebbene pare abbia piovuto tanto -troppo?-anche al sud quest'inverno...) per approdare nella mia boccuccia che ogni volta che assaggia questi preziosi quanto umili biscotti torna bambina...

tornando ai nostri virciddati, NON HO la ricetta e questo è il dramma! ho fatto una ricerca su internet e la versione mussumulisa (n.d.a.: "degli abitanti di Mussomeli", paese vicino a Sutera, con le quali condivide sovente le tradizioni alimentari) mi sembra la piu' verosimile. Ne riporto la ricetta ma...non garantisco, considerato che non li ho mai fatti, ma solo mangiati...

VIRCIDDATI (BUCCELLATI)

Ingredienti: kg. 1,500 di farina per dolci, kg. 1,500 di farina di granito
(dovrebbe essere della farina di grano tenero, ma macinata grossa...), gr. 900 di strutto, gr. 900 di zucchero, due bustine di lievito per dolci, uova.
Mescolare la farina a forma di conca. Al centro della conca mettere lo zucchero, e il lievito. Versarvi le uova, un pò d'acqua e lavorarla fino ad ottenere una pasta molto morbida. far riposare per molte ore(c'è anche chi l'impasto lo fa riposare un'intera notte).
Nel frattempo, preparare l'impasto di fichi: con kg. 1 di fichi secchi appena sbollentati e macinati, gr. 300 di zucchero diluito in poca acqua, mandorle e pistacchi macinati. Spianare la pasta più o meno sottilmente, tagliarla con lo sperone a listarelle della lunghezza di tre cm. e di varia lunghezza, riempirli dell'impasto e sbizzarrirsi a farne varie forme. Oltre allo sperone, altro oggetto che serve a decorare i buccellati, è "lu pizzicaloru" un arnese di latta dentato alle punte, opera dei nostri artigiani. Quando tutti i buccellati sono pronti negli stacci, nei cassetti o su varie tavole, si mettono nelle teglie di latta e s'infornano (
http://mussomelilive.altervista.org/Ricette.htm).
Mangiando questi biscotti di Sutera, ho l'impressione che vi sia il miele al posto dello zucchero dell'impasto e i fichi non si sentono quasi per niente.
Spero un giorno di provare a farli, magari quando uno di questi Natali riuscirò ad andare in Sicilia...
intanto ancora sono lì, nella dispensa...diciamo che me li sto centellinando...

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